Pronto lo scudo fiscale-ter, verso un emendamento al decreto

Pronto lo scudo fiscale-ter, verso un emendamento al decreto


Roma, 30 giu. (Apcom)
– Strada spianata per lo ‘scudo
fiscale-ter’ targato Tremonti. L’operazione per far rientrare in
Italia i capitali all’estero è praticamente già pronta, il
governo attende il parere delle Autorità europee per introdurre
la norma come emendamento al dl manovra approvato venerdì scorso
in Consiglio dei ministri. A fare da gancio all’inserimento della
misura è l’articolo 12 del decreto con le nuove norme sul
contrasto ai paradisi fiscali.

In futuro, quindi, potrebbe essere più difficile portare i soldi
fuori dall’Italia, ma chi aderirà allo scudo non sarà più
punibile per vari reati tributari e societari e eviterà ogni
accertamento successivo da parte del Fisco. L’esecutivo sta
infatti lavorando a uno strumento più vincolante rispetto alle
due versioni già adottate nel 2001 e 2003. Con le passate
edizioni dello scudo sono emersi circa 50 miliardi di euro con
aliquota del 2,5% e un incasso di 2 miliardi di euro. Con il
terzo scudo fiscale l’aliquota dovrebbe aggirarsi fra il 5 e l’8%
da calcolarsi sui capitali che rientreranno materialmente in
Italia. Questa volta, infatti, non basterà la denuncia dei
capitali nascosti all’estero, ma sarà necessario riportarli
fisicamente in Italia.

I capitali italiani all’estero dovrebbero ammontare a circa 550 miliardi di euro, di cui 300 nella sola Svizzera. Secondo il governo l’operazione pensata in questo modo dovrebbe consentire un incasso maggiore rispetto ai 2 miliardi ottenuti nel 2001 e nel 2003. Allo studio anche altre condizioni più vincolanti rispetto al passato, quali il reinvestimento dei fondi nelle imprese o la sottoscrizione di titoli pubblici il cui ricavato sarebbe destinato

al finanziamento dell`economia reale. A livello internazionale, soprattutto dopo la crisi economica, sembra farsi sempre più forte la consapevolezza dell’opportunità di una nuova offensiva contro i paradisi fiscali e il segreto bancario. Gli Stati Uniti hanno già varato alcuni provvedimenti in questa direzione e altri sono già stati annunciati dalla Gran Bretagna. E il tema dovrebbe essere discusso in Europa al prossimo Ecofin del 7 luglio che si terrà a Bruxelles.

Tornando alle norme varate venerdì scorso, l’articolo 12 del
decreto che, dà attuazione a una delibera Ocse, punta a prevenire
e reprimere i fenomeni di illecito trasferimento da e verso
l’estero da parte di persone fisiche, enti non commerciali e
società semplici fiscalmente residenti in Italia. Il governo
nella relazione tecnica al provvedimento stima (sulla base di
dati dalla Banca d’Italia) in 8,3 miliardi l’ammontare delle
attività di natura finanziaria detenute in una parte degli Stati
che fanno parte della cosiddetta ‘black list’.

Se si considera che l’azione di contrasto può produrre effetti
anche solo per un 20% del totale, si arriva a una “stima
prudenziale” di circa 1,650 miliardi delle attività detenute
all’estero illecitamente e ricondotte in Italia. La previsione si
maggior gettito, secondo quanto calcolato dall’esecutivo della
relazione tecnica, è quindi pari a circa 473 milioni. Tuttavia,
nel 2009, considerando che la norma avrà effetto per soli 6 mesi,
si stima un maggior gettito di circa 237 milioni.

Cep

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