VARESE I profughi libici e tunisini lavoreranno per Comune e Aspem. I 43 rifugiati che alloggiano all’hotel Plaza entreranno a far parte del progetto del Ministero dell’Interno e saranno impiegati in lavoretti socialmente utili.
La giunta ha deliberato all’unanimità, con il parere favorevole ma non così scontato anche degli esponenti del Carroccio, l’impiego degli oltre quaranta profughi che da giugno sono ospitati all’hotel Plaza di Masnago.
Sei mesi passati senza poter far nulla, in attesa della normalizzazione dei rapporti politici nelle regioni dalle quali provengono, gli interessati sono tutti immigrati dai paesi dell’Africa centrale, arrivati in città dalla Puglia. E dal mese prossimo potranno finalmente lavorare, come del resto già fanno i connazionali ospitati dal Gulliver a Cascina Tagliata. Non più di qualche ora alla settimana per tre mesi e con un minimo rimborso spese di 100 euro al mese.
«Non sarà un vero e proprio lavoro – specifica l’assessore alla Famiglia, Enrico Angelini – Si tratta piuttosto di un tirocinio lavorativo, unito a interventi di mediazione linguistica e culturale che rientrano in un progetto presentato al ministero dell’Interno per il suo finanziamento». Sono tre gli step concordati e vincolanti. La mediazione culturale e linguistica a cura del Coordinamento migranti, «già attiva da qualche mese a titolo volontario, ma occorre renderla più strutturata».
Occorre poi iniziare un monitoraggio delle possibili attività, «capire cioè gli ambiti in cui i migranti possono essere impiegati, anche in base alle loro potenzialità e alle loro attitudini». E il terzo step, consequenziale al secondo, riguarda quello del tirocinio lavorativo.
«Si potranno impiegare quindici persone ogni tre mesi – aggiunge l’assessore Angelini – per un totale di trenta profughi nell’arco dei prossimi sei mesi. Le attività, che li impegneranno non più di un’ora al giorno per un massimo di tre volte alla settimana, andranno dalla pulizia dei parchi cittadini, a quella dei muri imbrattati dai graffiti. Lavori cioè di pubblica utilità».
Tra le associazioni che si occuperanno della formazione dei profughi, Palazzo Estense ha individuato Colce (Cooperativa lotta contro l’emarginazione) e Anolf (associazione nazionale oltre le frontiere). «Così il progetto ha una struttura precisa e potremo usufruire dei finanziamenti stanziati dal ministero – aggiunge – Il contributo richiesto è di circa diciottomila euro e comprende la diaria di poco più di 40 euro a persona che lo Stato versa».
s.bartolini
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