La rabbia e l’orgoglio degli imprenditori, raccolti in associazioni spontanee nate spesso nella nostra provincia. Rabbia e orgoglio che però vogliono trovare speranza – e soprattutto voglia di lottare – nel 2012.
Reparto produzione, Imprese che resistono, gli Artigiani ribelli di Jerago: affiancati dai loro alleati mantovani di Adici. Gli auspici sono ovviamente ordini e lavoro realmente tutelato. Ma l’irritazione non viene nascosta.
Massimo De Bernardi, bustocco, di Reparto Produzione racconta l’ultima, che purtroppo non è una barzelletta: «A giugno viene consegnata a un cliente una felpa in 100% cotone tinto pezza. Lui confeziona i capi e li spedisce in Cina per la vendita». Il risultato? «Al momento la merce è ferma in dogana, perché
in seguito alle analisi la composizione è risultata essere la seguente: 87,7% cotone, 8,5% poliestere, 3,8% lyocell». Un miracolo (negativo) che alle dogane asiatiche accade, denuncia De Bernardi. Solo dopo vari interventi – è la denuncia – si può sdoganare. Se percorriamo l’arrivo delle merci in direzione contraria, che musica differente ascoltiamo.
È questo l’anno che inizia? «Chi è ancora “in vita” – sospira Roberto Belloli, anche lui di Busto Arsizio – probabilmente sperava che il peggio fosse passato. Ci troveremo davanti a un brutto momento: il crollo dei fatturati e la mancanza di liquidità».
Massimo Mazzucchelli, di Imprese che resistono, ha questa visione da Besnate: «Il nuovo anno sembra cominciare nel modo peggiore perché mi pare di vedere la medesima situazione degli inizi del 2009. L’Europa che produce sembra fermarsi velocemente. E le conseguenze saranno devastanti sull’occupazione».
Colorito il “buon anno” di Alberto Vanzini, di Jerago, a chi «insiste nel paragonare l’Italia alla Grecia, a chi ha previsto il crollo dei mercati nel 2009… alle banche e al potere finanziario». Cambiando tono nell’augurio verso «tutti noi, che non abbiamo nulla da rimproverarci, ma abbiamo l’onesta consapevolezza di aver dato l’anima sino ad ora, per noi, i nostri dipendenti e anche il bene comune».
Come incita Luca Bondioli dell’Adici, spesso nel Varesotto per sostenere le battaglie del made in: «Auguro a tutti gli amici di non demordere nel 2012 (che ci si prospetta da incubo) perché dovremo aiutarci tra di noi».
Marilena Lualdi
m.lualdi
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