Fumagalli, ex assessori in aula Malnati e Nicoletti e pure l’autista

VARESE Dall’assessore e amico Alessio Nicoletti, che gli offre il suo pied-à-terre a Reno di Leggiuno per ospitare la giovane amica Elisabeta che viene dalla Romania, mettendosi pure ai fornelli per preparare una spaghettata, all’autista Guido Vanoli, agente della polizia locale, comandato di trasportare le ragazze, ancora Elisabeta e poi Ana, da e per gli alloggi che lui, Aldo Fumagalli, in qualità di primo cittadino, riesce ad ottenere: che quelle case siano di un assessore, di proprietà del Comune, o della cooperativa Sette Laghi poco gli importa.

Perché l’ascendente che lui esercita su tutti, dipendenti comunali e amici, è tale da aprirgli tutte le porte. In quelle ore poi trovare una sistemazione a quelle giovani straniere – spesso prive dei requisiti che la legge voluta proprio dal suo partito, la Lega Nord, richiede agli extracomunitari per rimanere nel nostro paese – sembra una vera e propria emergenza. Ma sa sempre a chi rivolgersi: e così ecco che, se nell’appartamento di via Marzorati in uso alla cooperativa Sette Laghi il contatore dell’energia elettrica è staccato, a lui basta una telefonata all’amico ed ex dirigente Enel Ugo Cirrincione. E in breve «la luce fu», ha dichiarato non senza una sottolineatura sarcastica l’agente Vanoli ieri pomeriggio in tribunale.

La vicenda dell’ex sindaco di Varese è ormai nota in quasi tutti i suoi aspetti più pruriginosi: il processo a suo carico per concussione e peculato che si sta celebrando in tribunale a Varese ha messo in piazza le debolezze dell’uomo: «Gli piacevano le donne, certo, e si vedeva», è stata la risposta sempre di Vanoli ad una domanda dell’avvocato Cesare Cicorella, difensore di Fumagalli. Ma l’udienza di ieri ha aggiunto particolari

che fanno capire la tempra dell’uomo: la sua capacità, quando si trattava di donne, di ottenere quello che voleva. Ordinava e le difficoltà si spianavano. Per esempio, sempre dal fidato Vanoli faceva portare con l’auto blu le ragazze alla presidente della cooperativa Sette Laghi, Augusta Lena (parte civile nel processo), per colloqui di lavoro. Che non ne avessero le capacità professionali per gli incarichi richiesti, era un di cui che nemmeno lo sfiorava.

Un carattere imperioso, dunque, e anche un tantinello vendicativo se è vero, come ha testimoniato l’ex assessore William Malnati, «ordinò una ricognizione su tutti i dirigenti applicati da altri enti, chiedendo alla fine la rimozione del solo Silvio Pieretti, in forza ai Servizi sociali, ai suoi occhi colpevole di essersi prima opposto a che una sua protetta fosse piazzata in uno degli alloggi comunali di via Vetta d’Italia (essendo priva dei requisiti), e poi di averla fatta sloggiare (nel frattempo le era pure scaduto il permesso di soggiorno).

Il processo dunque avanza nel solco indicato dal pubblico ministero Agostino Abate, che quelle accuse di concussione e peculato deve appunto dimostrare in dibattimento. Nell’ottobre del 2005, le prime notizie relative all’inchiesta su Fumagalli gli costarono la poltrona. «Lui le motivò con le pressioni di natura politica che riceveva» ha detto Nicoletti. Ma il clima intorno a lui si era deteriorato e non poco.

«Ho ritenuto opportuno non parlargli della faccenda dell’appartamento di via Vetta d’Italia anche per una questione di immagine» è stata la chiosa di Malnati. Prossima udienza il 26 gennaio.

Franco Tonghini

f.tonghini

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