– Il coraggio di cambiare vita e immaginarsi un mestiere (di successo) che non c’è. Ci è riuscito, varesino da generazioni, che a trentatre anni ha deciso di dare un taglio al passato: «Ho detto basta al lavoro in una multinazionale e alla tradizione di famiglia. Volevo realizzare il sogno di una vita più a misura d’uomo». «Ero esasperato da un lavoro che imponeva ritmi pazzeschi a fronte di una umanità
inesistente – prosegue – Ero sempre in auto, sempre di corsa, ma desideravo usare di più la bici, e siccome sin da piccolino avevo la passione di lavorare con le mani, ho iniziato a sistemare una bicicletta per me». «Poi ho scoperto che piaceva anche ai miei amici, i quali hanno iniziato a portarmi delle vecchie biciclette. Rottami, che ho cominciato a sistemare per loro: in breve ne ho costruite una diecina».

Una bicicletta realizzata da Edoardo Campi
(Foto by Carla Tocchetti)
La passione di Edoardo nasce dall’idea di ridare nuova vita alle biciclette non più utilizzate, magari vecchissime, senza cambio, anche ridotte al solo telaio, destinate a morire in discarica.
Edoardo le fa rivivere attraverso un minuzioso restauro: quando può, lascia a vista tutti i segni del consumo, del tempo, dell’età, insomma, cerca di conservarne l’anima. Il progetto si avvia quando un cliente si presenta a Edoardo con un “ferro vecchio” e gli racconta cosa ne vorrebbe fare.
Da lì inizia la ricerca dei pezzi mancanti o da sostituire, si decide il colore del telaio e delle gomme, si procede alla verniciatura, si passa a tutte le fasi dell’assemblaggio, curando alla perfezione ogni dettaglio fino al montaggio dei tappini delle gomme: dall’idea alla messa in strada, circa un mese di lavoro.
Dice Edoardo: «Ogni bicicletta è un pezzo unico, totalmente personalizzato perchè frutto
dell’idea che uno ha in testa. È molto bello il momento di scambio con le persone, quando si trova insieme il racconto di come deve essere la bicicletta da far rivivere».
«Una bicicletta così ha un costo allineato a tanti prodotti di medio livello che si trovano dai rivenditori, con la differenza che la mia ha una qualità superiore ed è assemblata senza catena di montaggio».
Il nome che Edoardo Campi ha scelto per la sua impresa è “Nine To Six”, ispirato ad un utilizzo non sportivo della bicicletta, ma piuttosto a chi la usa tutti i giorni per muoversi in città.
Per cominciare, ha attrezzato il suo laboratorio-officina in un posto comodo, vicinissimo al posto dove vive: «Forse ci siamo spinti troppo oltre, ed è giusto ricominciare a vivere il modo diverso. Io ho scelto di abbandonare la strada di famiglia perchè sono testardo e volevo fare qualcosa di mio, sono in continua evoluzione, ma ho ben chiaro dove voglio arrivare».
E l’idea che Edoardo ha in testa si preannuncia già un business vincente: creare anche a Varese, un fenomeno che si è già affermato con successo all’estero, il Bike Cafè.

«Creerò una sorta di caffetteria tematica, dove l’arredo è ispirato al mondo della bicicletta. Un locale che contiene anche una specie di atelier creativo, vivo, bello da vedere: separata da un vetro dalla zona di intrattenimento ci sarà la mia postazione di lavoro, dove io creo».
« Il mio lavoro non è quello del meccanico che ha sempre il grasso sulle mani: assomiglia piuttosto a quello di un artista al tavolo da disegno. Abbinare una ciclo-officina ad una caffetteria si può, ci sono normative regionali da rispettare, ma alcuni amici piemontesi ci sono già riusciti».













