, responsabile del settore giovanile della Pallacanestro Varese, spiega in modo categorico come affrontare una delle situazioni più comunemente vissute sui campi di ogni sport: non si tratta di una mera questione economica, ma di educazione da fornire ai giovani praticanti. Educazione che non può che partire dall’alto.
Quello di Bianchi è stato uno degli interventi di una serata che ha focalizzato l’attenzione proprio sull’importanza delle regole nello sport per lo sviluppo del senso civico, etico e sociale.
Presso la Sala Filmstudio 90 di Varese sono convenuti , regista cinematografico e docente, il giornalista sportivo e membro del consiglio direttivo di Asd Rugby Varese , il presidente del settore giovanile del Varese 1910 e , coordinatore dell’Ufficio Educazione Fisica dell’Ust Varese.
Il simposio è stato organizzato dalla cooperativa sociale Naturart e dall’Osservatorio delle realtà sportive dell’asse Varese Est, all’interno del progetto “Tangram”, finanziato da Fondazione Cariplo.
I partecipanti hanno cercato di sviscerare lo stato dell’arte dello sport giovanile cittadino visto nella sua funzione educatrice, in un momento storico in cui i valori cardine del vivere comune sono messi quotidianamente in crisi.
Bianchi ha insistito sull’importanza di una sinergia tra famiglie ed educatori sportivi: «L’obiettivo di un allenatore di ragazzini non è solo quello di creare atleti competitivi ad alti livelli. Bisogna innanzitutto formare dei piccoli uomini. Per farlo serve la collaborazione e il coinvolgimento dei genitori». Pierantozzi ha invece portato l’esempio della palla ovale
«La pratica sportiva diventa fondamentale per la correzione dei comportamenti sbagliati. Il rugby, nella sua “aggressività controllata”, è veicolo d’insegnamento del coraggio, della lealtà e della considerazione dell’altro», mentre Caccianiga ha fatto autocritica per conto del calcio.
«Siamo un mondo a parte. Fin da piccoli, i calciatori assumo spesso degli atteggiamenti contrari al rispetto delle regole, emulando i loro idoli. Al Varese ho cercato di impostare un nuovo modo di fare scuola: la vittoria non è tutto, conta come si cresce».
La tavola rotonda è stata preceduta dalla visione di un documentario che ha racchiuso in sé il significato ultimo dell’occasione. Si è trattato di “All Bec – Il senso di una meta”, prodotto dall’associazione Rugby Milano.
Il filmato ha raccontato l’incontro tra i suoi atleti ed i ragazzi dell’Istituto Penale Minorile Beccaria, nell’ambito di un progetto quadriennale di recupero dei giovani detenuti: vite smarrite che cambiano grazie ad un ovale. Questa sì, una vittoria.













