Ieri il Varese ha reso pubblica questa lettera del presunto tifoso che avrebbe “litigato” con Rea allo stadio. Peccato che non sia lui ad avere urlato «Rea ,svegliati» provocando la reazione stizzita del giocatore a partita in corso («Ma stai zitto») e il nostro 4 in pagella. Ma partiamo dalla lettera.
Stimatissimo presidente,
in questi giorni imperversa la questione del tifoso che ha urlato “Rea svegliati” al giocatore del Varese. Ebbene, quel tifoso sono io, che al termine della partita, al rientro del giocatore nel tunnel, ha urlato la frase incriminata. Mi chiamo Isacco Sandrinelli e siedo abitualmente in tribuna. Vorrei sin d’ora chiedere scusa al giocatore, che col Suo atteggiamento di “risposta” denota grande attaccamento alla maglia e voglia di dimostrare che Lui MERITA rispetto non solo per quello che ha fatto sino ad oggi, ma anche per quello che saprà fare in futuro per la NOSTRA squadra.
Il mio gesto voleva essere uno stimolo e non certo una provocazione, proprio perché Rea è una “colonna” della NOSTRA difesa, e che spesso e volentieri, ci ha salvati da spiacevoli situazioni. Vorrei pubblicamente chiedere scusa al giocatore e alla società anche perché sono sempre il primo ad incitare la NOSTRA squadra anche nei momenti di difficoltà, e che me la prendo con chi critica giocatori, allenatore e dirigenza.
Il Varese è il Varese, e anche quando non si vince, bisogna tifarlo, sempre e comunque. Spero che questa mia dichiarazione serva a stemperare gli animi, ed a compattare ancor di più la NOSTRA squadra che reputo essere gestita da una dirigenza molto competente.
Come i giocatori mettono il proprio nome e la propria faccia, era giusto che io ci mettessi del mio, per chiudere definitivamente la questione, e far sì che i giornali NON abbiano ad ingigantire una “banalità” che si risolverà con una stretta di mano tra il sottoscritto e il grandissimo Rea. Questo è lo spirito che anima una grande società, e che noi tifosi dobbiamo imparare ad utilizzare.
Eroico Isacco, non doveva essere lei a sacrificarsi per una colpa che non ha commesso (e che non è una colpa, ma un sacrosanto diritto d’un tifoso pagante). Né il Varese a chiederle d’immolarsi, visto che non c’entra nulla. Spiace deluderla, ma il tifoso che ha urlato «Rea svegliati» dalla tribuna laterale – provocando la reazione del signor Rea (che si è messo a cercarlo e gli ha intimato «Stai zitto» mettendosi l’indice sulla bocca a partita in corso) – non è lei ma si chiama Marco, lo conoscono tutti e soprattutto noi, perché l’ha fatto davanti ai nostri occhi non a fine gara, ma nel primo tempo. E non deve chiedere nessunissima scusa: è il signor Rea a doverlo fare. Questa lettera auto-fustigatrice non cambia la questione. Anzi, l’aggrava. Perché puzza di depistaggio.
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