Domenica si riparte con Stefano Bizzozi comandante biancorosso proprio da Brindisi, dove cominciò la folle corsa vincente degli Indimenticabili. Bizzozi un anno fa era vice di Frank Vitucci, e il coach oggi sulla panchina di Avellino ci parla di lui, pregi (molti) e difetti (pochi).
«Stefano è sicuramente una persona bellissima, colta, intelligente, disponibile, educata – dice Frank – direi che ha molti pregi e quasi nessun difetto. È altruista, generoso, come le sue iniziative per l’Africa dimostrano (Sports Around the World è anche su facebook, ndr), una persona che è un piacere avere al tuo fianco, come è capitato a me l’anno scorso a Varese. Non ci sono solo questi aspetti, ma anche quello professionale. In più è un profondo conoscitore della pallacanestro per la parte tecnica e metodologica, quindi sa anche comunicare con chi gli è vicino e con i giocatori. Si incastra molto bene nel ruolo che ha: se sa che deve parlare col capo lo fa in una certa maniera, senza mai perdere rispetto delle persone lo fa altrettanto con gli altri e con i giocatori. Dall’interno avrà le capacità di incidere, perché per la maggior parte ci sono i ragazzi rimasti dall’anno scorso: lui saprà arrivare dritto al cuore delle cose e proverà a raddrizzarle».
Sfide e opportunità, da “secondo” a “primo” e col carico di provare ad aggiustare le cose: «Per lui credo che questo salto sia stato anche molto difficile da affrontare eticamente rispetto alla sua posizione con Fabrizio Frates – continua coach Vitucci – lui non avrebbe mai voluto farlo a stagione in corso. A noi coach capitano anche queste situazioni, siamo al servizio del club, e se te lo chiede non si può dir di no».
Serve ritrovare sorrisi e fiducia, soprattutto nei giocatori, Bizzozi può essere l’uomo capace di questo? «Secondo me sì, un po’ li conosce già, magari più facilmente sa come comunicarci e arrivare al punto. Deve trovare la sintonia, qualche volta c’è e altre volte meno. Per Cecco credo sia stata molto sofferta la decisione di mandare via l’allenatore, lo è sempre. Ha puntato su di lui, che non è un dilettante allo sbaraglio ma un allenatore esperto, e può avere capacità ed esperienza per raddrizzare le cose senza interventi esterni, di maghi, che alla fine poi magari non ce la fanno. Secondo me la squadra ha buone potenzialità per agganciare i playoff, è stata anche aggiustata in corso d’opera, ha fatto una buona prima parte e non vedo perché non possa far bene la fase decisiva del campionato, ma non si deve guardare troppo avanti. La squadra deve riadattarsi a metodi e sistema, è più intelligente giocarsela domenica per domenica, fare un gradino alla volta, perché sovraccaricare di attese non porta a molto».
Memorabili le cene varesine, o il fegato alla veneziana di coach Vitucci, ma attenzione a Bizzozi che è un masterchef: «Lui credo preferisca i primi e i risotti. Anche lì, è molto metodico, anche nell’allestimento della sala e delle portate… beh sì, tra noi ci sono state alcune cene di livello interessante. Preparavamo delle piccole “sfide” ai fornelli, e lui ci sa fare, è un pochino più bravo di me, un ottimo chef ma anche una buona forchetta. Va alla ricerca di sapori particolari e della tradizione». Non una ricetta, ma un consiglio al suo ex vice: «Tecnicamente non ne ha bisogno – conclude Vitucci – deve cercare di godersela, lui non la vede come occasione ma deve provare a godersela per la squadra e il club che rappresenta. Se lui se la gode farà godere tutti».
Varese
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