BUSTO ARSIZIO Carlo Parisi e il triplete Yamamay: l’enormità dell’accaduto deprime la fantasia. cominci lei.
Stagione incredibile, non preventivabile: strada facendo, ci ha visto raggiungere traguardi storici. Qui di storia parliamo. Un evento eccezionale, una convergenza di fattori in favore del risultato.
Il disegno, almeno per lei, è partito otto anni fa dalla serie A2.
Dopo la prima stagione d’assestamento, già dalla seconda ho lavorato a stretto contatto con Massimo Aldera e la società: abbiamo messo le basi per rendere possibile l’ingresso della Yamamay e incrementare le prospettive. Una scalata contro pronostico e contro le idee di molti, ma con totale dedizione.
Contro pronostico pure quest’anno?
Sulla carta c’erano squadre più dotate: Villa, come organico, partiva da una base superiore; Modena aveva investito molto. In pochi hanno ritenuto credibile la scelta di Lloyd, o ci hanno definito di prima fascia. Rispetto al passato, non c’era il gap con le altre: ha permesso di partire sotto traccia e imparare cammino facendo, anche a fare a meno di qualche titolare.
Otto anni fa 500 spettatori, ora 5.000: è l’emblema del trionfo?
Gli spettatori sono una conseguenza. Prima c’è il lavoro della società, guidato da Aldera; poi il piccolo grande capolavoro chiamato PalaYamamay. E ancora: è servito acquisire l’esperienza per muoversi sul mercato con budget a volte non paragonabili alla concorrenza, essere sempre competitivi ma contando i soldi. E il lavoro di marketing con Enzo Barbaro. Da 500 a 5.000 per tutto questo.
Ha già pensato al domani?
Pur sapendo di essere in scadenza, la stagione compressa ha portato tutti a occuparci solo di sport. La tripletta non si traduce con appagamento: partendo dal vissuto straordinario, ognuno di noi può porsi nuove sfide. Vincere un altro scudetto non mi sembra poco motivante, come partecipare alla Champions cercando di fare bene: il risultato notevole di Villa è lì da vedere.
Ci sarebbe da battere il record di Barbolini a Perugia: sono 10 anni.
Sono qui per il piacere e lo stimolo di stare assieme a queste persone.
Quali meriti a Carlo Parisi?
Sono stato messo nelle condizioni di lavorare in maniera ottimale, sapendo di avere un progetto condiviso e, poi, una società che non ne avrebbe messo a repentaglio la credibilità. Di pari passo la mia crescita professionale e umana.
L’essenza delle tre vittorie?
Troppo diverse. La Coppa Italia, con Piacenza che ha eliminato Villa, ci ha visto entrare da favoriti: mi piace ricordare la partita con Modena a casa sua, un 3-2 lottato contro il loro entusiasmo. La Cev, invece, è stata una soddisfazione enorme per il livello della competizione, nettamente più alto rispetto a quella vinta due anni fa. La finale scudetto è troppo fresca.
La forza del collettivo può essere il titolo di copertina?
La mia filosofia privilegia l’equilibrio e l’organizzazione di squadra.
Il suo compito principale?
Siamo partiti da Bauer, Havelkova, Havlickova e Marcon: quattro cardini. Sono arrivate Leonardi, un libero che avrebbe dovuto fornire un apporto più consistente, e una palleggiatrice, Lloyd, un azzardo di bravura e fortuna: umanamente non potevamo sapere come avrebbe reagito. Dall’Ora, sempre cosciente delle sue mansioni e del ruolo, ha avuto un ruolo di notevole equilibrio. Non posso scordare la panchina: Caracuta splendida all’inizio, Lotti, Pisani o Bisconti. Poi Meijners: fondamentale. Ho allenato idee convergenti e ragazze di qualità, al punto giusto e nel momento giusto.
Samuele Giardina
s.affolti
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