– Se qualcosa sta cambiando nell’economia nazionale e internazionale, anche sul fronte politico «siamo di fronte a un nuovo paradigma» ha commentato ieri Giovanni Brugnoli, presidente di Univa. «Lo scenario interno si è evoluto, a partire dal clima politico: la politica ha dato prova, anche nell’ultima elezione del Presidente della Repubblica, di una rinnovata capacità di prendere decisioni veloci e,
seppur non unanimi, e in parte divisive, comunque ad ampia maggioranza». Un’unità che fa bene al Paese, che fa bene alle imprese e fa bene alla fiducia: la politica sta dando prova di essere capace di fare «capacità che il Governo sembra confermare anche sul lato delle riforme, come quella per tanto tempo da noi richiesta sul mercato del lavoro».
E non sono segnali da poco questi, perché qui dentro, ha spiegato Brugnoli «ci sono i fattori che possono portare ad una ripresa, per troppo tempo invocata e auspicata, ma ancora mai concretizzatasi in un vero cambio di passo dell’economia».
Non è questione di essere ottimisti o pessimisti, «ma di guardare la realtà per quella che è: oggi possiamo buttare lo sguardo su un futuro che si presenta potenzialmente più promettente».
Anche se da fare c’è ancora tanto. E il ruolo di un’associazione come Univa è quello di non smettere mai di fare da pungolo e stimolo di nuove iniziative: «Il nostro ruolo di lobby nell’interesse delle imprese e del territorio lo abbiamo ricoperto e continueremo a ricoprirlo».
Un lavoro spesso svolto lontano dai riflettori, paziente, di relazione.
Come quello che da sempre Univa svolge sul tema delle infrastrutture «perché essere competitivi vuol dire anche poter raggiungere clienti, fornitori e far circolare le merci senza perdere intere giornate di lavoro per via del sistema infrastrutturale». Quella sulle infrastrutture è una lobby che non si interrompe mai «ed ora che stiamo assistendo ad un potenziamento infrastrutturale, con le recenti inaugurazioni di queste settimane, il plauso va tutto agli amministratori locali e centrali.
E sarebbe eccessivo e, ovviamente, del tutto fuori dalla realtà attribuire all’Unione il merito delle importanti opere infrastrutturali avviate – ha sottolineato Brugnoli – ma non posso non vedere nella filigrana di quei nastri tagliati il lavoro di lobby portato avanti in questi anni, anche dall’Unione, a favore del potenziamento infrastrutturale della provincia e della Lombardia».
«Non è passato, negli ultimi dieci anni, un solo mese senza una nostra dichiarazione o richiesta in tal senso. Non una sola copia della nostra rivista troverete senza almeno un articolo su questo tema. Non c’è un solo tavolo regionale sul quale non si sia registrata la nostra posizione».
Eppure in questo campo nessun traguardo può essere considerato finale se consideriamo il ritardo accumulato in questi anni: «Tanto c’è ancora da fare. E in questo senso basta solo un nome, per capirlo: Malpensa».
Non basta avere il coraggio di chiedere «noi facciamo la nostra parte, ma non abbiamo il potere decisionale di aprire un cantiere».
Siamo la provincia che nel 1925 ha aperto la prima autostrada al mondo: «Poi ci siamo un po’ arenati: ora stiamo cercando di colmare un grosso gap e l’apertura della Pedemontana è un passo, la Varese-Como-Lecco sarebbe un altro utile passo». A fine settimana arriverà Lupi sul territorio «gli chiederemo di colmare questo gap nel più breve tempo possibile».
E ovviamente il piano deve includere Malpensa: «Fatto centro il nostro aeroporto, se guardiamo il Pil prodotto intorno all’area la cifra non può essere ignorata».












