Tu, ladrone, ricorda la fine del tuo collega più famoso

La rubrica “Fermoposta” di Marco Dal Fior

E due. Nello spazio di un paio di settimane, seconda incursione dei ladri nella Basilica di San Vittore nel centro di Varese, nel cuore dei varesini. Anche stavolta ad essere stata presa di mira è stata la cassetta delle offerte posta ai piedi della Madonna dell’Addolorata, co-patrona della città, terminale di devozione, di preghiere, di offerte.

Anche questa volta ad entrare in azione non è stato un disperato a caccia di monetine facili, ma una banda organizzata, con un piano studiato a tavolino, ruoli definiti, copione ripassato chissà quante volte. Lei punta alla sacrestia e con una scusa tiene occupato il custode, gli altri scardinano la cassetta delle offerte e fanno man bassa di banconote e monetine.

Il bottino? Misero una volta diviso in tre, qualche decina di euro a testa. “Una banda di sbandati”, l’avrebbe definita Enzo Jannacci, quello che cantava con note stralunate il “palo dell’Ortiga”, guercio e abbandonato dai suo compari a metà di un colpo finito in gattabuia. Ma quella banda costringerà, probabilmente, la Basilica a chiudere parte dei suoi

ingressi per poter controllare meglio chi entra e chi esce. Nel tentativo di rendere un po’ più difficile la vita ai lestofanti, farà diventare un po’ più complicata quella di quanti, in chiesa, ci vanno per chiedere, per ringraziare, per donare. Gente che, se gli chiedessi una monetina, probabilmente te la darebbe con un sorriso mansueto.

Ma che si sente ferita se gli stessi spiccioli cerchi di portarli via con lo scasso. Gente che non sa come difendersi e che di offrire l’altra guancia si è un filo scocciata.
Ricordatelo, ladro senza nome che profani i nostri sentimenti.
Un ladrone tuo lontano predecessore qualche migliaio di anni fa era finito in Cielo accanto al Redentore. Ma prima era stato appeso a una croce.