C’è una Lombardia che non corre in autostrada, non lampeggia nei centri commerciali e non si misura nel traffico delle tangenziali. È una Lombardia d’acqua, silenziosa e sorprendente, che si attraversa seguendo il filo dei canali irrigui, delle alzaie e dei navigli storici. Un itinerario ciclabile lungo quasi 200 chilometri collega infatti il Lago Maggiore al Po in una diagonale perfetta da nord-ovest a sud-est, quasi sempre lontano dalle auto.
È un viaggio “anfibio”, costruito seguendo le vie d’acqua che nei secoli hanno trasformato la pianura lombarda: canali nati per irrigare i campi, alimentare mulini, sostenere industrie e trasportare merci. Oggi quelle stesse infrastrutture sono diventate una delle più affascinanti reti ciclabili del Nord Italia.
Si parte da Sesto Calende, dove il Lago Maggiore si restringe e torna a essere il fiume Ticino. I primi chilometri scorrono accanto all’acqua, immersi nella vegetazione fluviale, tra pioppi e salici che creano una galleria verde naturale. Dopo un breve passaggio più trafficato vicino alla diga di Porto della Torre, il percorso ritrova subito tranquillità entrando nell’area del Panperduto, uno dei luoghi simbolo dell’ingegneria idraulica lombarda.
Qui il Ticino viene domato e distribuito verso i grandi canali artificiali della pianura. Le enormi opere in pietra e ferro della diga sembrano appartenere a un’altra epoca, eppure continuano ancora oggi a regolare il sistema idrico regionale. È da questo punto che nasce il viaggio lungo il Canale Villoresi.
La ciclabile del Villoresi accompagna il pedalatore per decine di chilometri attraverso l’alta pianura. L’acqua scorre lenta e trasparente accanto alla pista asfaltata, mentre il paesaggio alterna campi coltivati, filari, cascine e paesi dell’hinterland milanese. Si attraversano località come Castano Primo, Buscate e Arconate, in un continuo equilibrio tra campagna e urbanizzazione.
A Nerviano compare il piccolo Santuario della Madonna della Colorina, testimonianza di un’antica devozione popolare lungo la direttrice del Sempione. Poco oltre, a Lainate, il percorso lambisce la splendida Villa Visconti Borromeo Litta, celebre per i giochi d’acqua del Ninfeo rinascimentale. È uno degli aspetti più sorprendenti dell’itinerario: anche nelle aree più densamente abitate, la ciclabile riesce a mantenere una dimensione lenta e verde.
Avvicinandosi a Monza, il paesaggio cambia ancora. Il Villoresi termina il suo viaggio e la rotta piega verso la Martesana, il “Naviglio Piccolo” voluto dagli Sforza nel Quattrocento. Attraversando Brugherio e le residue campagne del Parco Increa, si raggiunge finalmente il canale storico.
Qui il viaggio assume un’atmosfera quasi lombardo-veneta: corti agricole restaurate, ville nobiliari affacciate sull’acqua, ponti antichi e paesi ordinati accompagnano la pedalata. A Cernusco sul Naviglio il canale scorre elegante accanto al centro storico e alla monumentale Villa Alari Visconti di Saliceto. Poco più avanti appare Gorgonzola, famosa non solo per il formaggio ma anche per il suggestivo ponte coperto in legno e la grande piazza che si apre direttamente sul naviglio.
Superata Inzago, dove le ville di delizia raccontano le vacanze aristocratiche dei milanesi di un tempo, il percorso raggiunge Cassano d’Adda. Qui si lascia la Martesana e si punta verso il fiume Adda, affrontando uno dei pochissimi tratti delicati dell’intero itinerario: il ponte verso Rivolta d’Adda.
La ricompensa arriva subito dopo. Dal parcheggio del Ponte Vecchio inizia infatti uno dei segmenti più belli dell’intera traversata: il sentiero ciclabile lungo l’Adda. Il fondo è semplice ma compatto, perfetto anche per bici da viaggio o trekking bike. Il percorso si inoltra tra boschi ripariali, campi aperti e rive tranquille dove il rumore dominante torna a essere quello dell’acqua.
Si arriva così alla grande diga del Canale Vacchelli, altra straordinaria opera idraulica della pianura lombarda. Da qui parte una lunghissima linea quasi retta che attraversa la campagna cremonese. È forse il tratto più contemplativo del viaggio: poche case, pochissime auto, filari alberati e il ritmo lento della pianura.
A Crema vale la pena entrare nel centro storico prima di tornare lungo il canale. Poi, pedalando verso sud-est, si raggiunge uno dei luoghi più curiosi dell’intero sistema idrico lombardo: le “Tombe Morte” di Genivolta. Qui canali, chiuse e derivazioni si intrecciano in un nodo idraulico quasi labirintico, costruito per distribuire e regolare le acque della pianura.
L’ultimo tratto segue il Naviglio Civico di Cremona. Dopo tanti sterrati e sentieri verdi, gli ultimi chilometri asfaltati accompagnano dolcemente verso Cremona, dove il profilo del Torrazzo di Cremona emerge sopra i tetti medievali.
Dal centro storico basta ancora poco per raggiungere il Parco Lungo Po Europa e vedere finalmente il grande fiume. Qui termina il viaggio: iniziato tra laghi e montagne e concluso davanti all’immensità lenta del Po.
È la dimostrazione concreta di come la Lombardia custodisca ancora spazi inattesi, attraversabili con il ritmo lento della bicicletta, seguendo l’acqua che da secoli ne disegna il paesaggio.













