, 59 anni, e , 50 anni, i genitori di , morto l’anno scorso in un combattimento in Siria, e del fratello , arrestato alcune settimane fa con l’accusa di terrorismo, sono stati espulsi. Il provvedimento di espulsione, così come era accaduto nel gennaio 2015 per il figlio Oussama, è stato deciso direttamente dal Viminale. La coppia viveva da anni a Brunello: al momento dell’arresto di Abderrahmane era apparso chiaro che, in particolare, la figura del padre dei due ragazzi aveva suscitato molto interesse negli inquirenti. Il provvedimento è stato convalidato l’altroieri nel primo pomeriggio: la coppia è poi stata scortata sino a Malpensa ed espulsa con un volo diretto per Casablanca, città natale di Brahim. A rendere nota l’esecuzione del provvedimento è stato lo stesso ministro dell’Interno con una nota divulgata nella mattinata di ieri. «Proseguono le espulsioni di persone potenzialmente pericolose per la sicurezza del nostro Paese – ha commentato il ministro – Arrivate a 88 se si considerano anche le 66 del 2015. Ho espulso con decreto, con un volo diretto a Casablanca, i coniugi marocchini Khachia Brahim e Loumiy Zhour, che condividevano la ideologia estremista dei due figli: il primo deceduto in Siria dove si era recato per combattere nelle fila di Is; il secondo arrestato il 28 aprile scorso durante l’operazione di Polizia “Terre Vaste”, che aveva portato dietro le sbarre anche altre due persone, i coniugi e ,
per il reato di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale». L’uomo, in particolare, aveva svolto un ruolo cruciale per il trasferimento di uno dei suoi due figli in Siria, dove poi il giovane avrebbe trovato la morte. È lo stesso figlio Abderrahmane, intercettato durante l’inchiesta che ha poi portato al suo arresto, a delineare la figura paterna in modo sinistro. «Giuro me lo diceva mio padre, devi scegliere la tua strada (di Dio), lui l’aveva già scelta… meno male che ci siamo svegliati, lui diceva che è uscito dal buio e ha trovato la luce, noi eravamo sulla brutta strada, eravamo presi, meno male che Dio ci ha svegliati e ci ha messo in questi tempi, tempi di divertimento ad uccidere», queste le parole del figlio che voleva morire da “martire” come il fratello ed era pronto a progettare attentati in Italia e a fare proseliti. Brahim, che aveva un callo sulla fronte per le lunghe ore passate in preghiera con il volto appoggiato al suolo, era stato allontanato nel 1994 dal direttivo del Centro Studi Islamici di Varese. Abderrahmane, sempre nelle intercettazioni riportate nell’ordinanza che hanno condotto al suo arresto, dice che anche il padre condivide le idee dello sceicco, ovvero coronare il sogno, come Oussama, di dare la vita in nome di Allah combattendo al fianco degli uomini e delle donne del Califfato, nonché a compiere gesta simili a quelle portate a Parigi dai “leoni”.













