C’erano anche molti agricoltori della provincia di Varese tra i diecimila che hanno raggiunto il Brennero per la grande mobilitazione nazionale promossa da Coldiretti, in quella che l’organizzazione ha definito la “madre di tutte le battaglie” sul cibo.
Una presenza significativa, quella del territorio prealpino, con la delegazione guidata dal presidente Pietro Luca Colombo e dal direttore Rodolfo Mazzucotelli, partita nel cuore della notte per unirsi alla protesta al valico simbolo dei flussi agroalimentari verso l’Italia.
Una mobilitazione che intreccia reddito agricolo, trasparenza per i consumatori e difesa del Made in Italy.
La battaglia sul codice doganale
Al centro della protesta c’è la richiesta di modificare il meccanismo dell’“ultima trasformazione sostanziale”, criterio che oggi consente a prodotti esteri di acquisire legalmente origine italiana dopo una lavorazione finale nel nostro Paese.
Per Coldiretti si tratta di una distorsione che alimenta il falso Made in Italy, penalizza i produttori e genera confusione per i consumatori.
Secondo l’organizzazione, cambiare quella norma significherebbe liberare fino a 20 miliardi di euro a sostegno delle filiere agricole, in un momento segnato dall’impatto di rincari energetici, costi dei fertilizzanti e tensioni internazionali.
«Il falso Made in Italy è un problema per produttori e consumatori», ha sottolineato Colombo.
Sovranità alimentare e sicurezza economica
Ma il Brennero, nelle intenzioni di Coldiretti, è stato anche il luogo per rilanciare un messaggio più ampio: l’origine del cibo come tema di sicurezza nazionale.
Un’impostazione che lega tutela delle filiere, autonomia produttiva e tenuta economica dei territori.
Sul tavolo anche il richiamo alla nuova legge sui reati agroalimentari, considerata un passaggio strategico nel contrasto alle agromafie e nella protezione della qualità.
Un messaggio che si salda con il tema, sempre più politico, della sovranità alimentare.
Pressione su Bruxelles
La mobilitazione guarda ora all’Europa.
Il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini ha rilanciato la necessità che siano gli Stati membri a poter definire l’origine dei prodotti partendo dalla materia prima agricola, non dall’ultima lavorazione.
Un principio che per il mondo agricolo rappresenta la vera linea di demarcazione tra autenticità e italian sounding.
Accanto a questo, la richiesta di rafforzare i contratti di filiera come strumento per redistribuire valore lungo tutta la catena produttiva.
Le istanze della protesta saranno ora portate a Roma e quindi a Bruxelles, anche nel confronto con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
Dal Brennero alle istituzioni
La mobilitazione si chiude al valico, ma la partita si sposta ora sul terreno politico e normativo.
Con la campagna #nofakeinitaly a fare da cornice, Coldiretti prova a trasformare una protesta di piazza in pressione istituzionale.
E la forte partecipazione varesina racconta come, anche in un territorio spesso letto solo come manifatturiero, l’agricoltura continui a voler far sentire la propria voce.













