«Mio figlio è qui ed è felicissimo Va a scuola e ritornerà in estate»

Dall’Africa, Alimu replica a Pamela, che l’ha denunciato per sottrazione di minore.«Sta bene, vive in una villa e impara le lingue. Fuga? No, sono in regola, lo dimostrerò»

– «Mio figlio è con me. È felicissimo qui. E non l’ho affatto rapito. Forse tornerà a Varese per le vacanze estive». Parla Alimu, il padre del piccolo Cristian, conteso tra i genitori dopo che il padre lo ha portato in Sierra Leone. , la madre, che non vede il figlio da nove mesi e mezzo lo ha denunciato per sottrazione di minore.
Alimu, raggiunto in Africa, ribadisce la sua decisione: «Non ho fatto assolutamente niente di male. Lo spiegherò: mio figlio qui sta bene e ha una vita migliore». Non più la casa su tre piani alle Bustecche.

«Qui vive in una villa – spiega – Non gli manca niente. Va scuola regolarmente con gli altri bambini europei che vivono in Africa».
Il padre di Cristian, undici anni, arrivato in Sierra Leone a fine giugno, dove sarebbe dovuto rimanere sino ai primi di settembre per una vacanza e poi tornare a Varese per l’inizio della scuola, sostiene che il piccolo riceve in Sierra Leone un’istruzione completa.

Cristian dovrebbe frequentare la prima media e la madre lo aveva già iscritto alle scuole Anna Frank convinta che l’ex compagno mantenesse i patti e riportasse il figlio a Varese dopo la vacanza per incontrare i nonni paterni. «Cristian qui studia inglese e francese – prosegue – E impara la mia lingua. Vive in una casa stupenda, interagisce con altri bambini. Tutte cose che a Varese con la madre non potrebbe avere. È felice e non vuole tornare in Italia. Anzi, l’ultima volta che sono partito per tornare a Varese, credevo mi chiedesse di venire con me. Invece mi ha detto: papà portami tutto quello che avevo nella mia cameretta». Il bambino, a detta del

padre, avrebbe voluto, e ottenuto, la sua bicicletta. «Gioca, ha un’istruzione ottima, vive felice. Basta guardare una sua fotografia scattata qui per capire che sta bene e non gli manca nulla». Sul perché il signor Alimu abbia deciso di portare il figlio in Africa, dopo non averlo visto per i primi nove anni di vita, l’uomo ha poche parole. «Pamela dice bugie – questa è la sua verità – Non approvo, per così dire, lo stile di vita e le frequentazioni della ragazza. Mi sono convinto che mio figlio stia meglio qui. Credo sia un ambiente migliore. Non voglio aggiungere altro perché sono cose personali. Ma diciamo che questa situazione per lui è più equilibrata».

Pamela ha trovato un lavoro e ora può mantenere suo figlio senza problemi. «Non importa», aggiunge dalla Sierra Leone. E in merito alla denuncia per sottrazione di minore dice: «Io sono in regola e potrò dimostrarlo».
L’uomo sostiene anche di aver mantenuto i contatti con la nonna materna di Pamela. «Inizialmente ci siamo scontrati – ammette, riferendosi alla causa per il riconoscimento del bambino – Poi, per il bene di Cristian, siamo diventati amici. L’ho invitata a venire qui, in Africa, per incontrare Cristian. Il bambino, come si vede, non è rapito o trattenuto contro la sua volontà».
Il padre nei prossimi giorni dovrebbe tornare in Italia: è il titolare di un’attività commerciale a Varese. «Non poterò Cristian con me – dice categorico – Resterà con i nonni paterni. Con la mia famiglia perché deve andare a scuola. Sarebbe impossibile e dannoso spostarlo adesso».
Il padre del bimbo in sintesi fa la spola tra la Sierra Leone e Varese, anche se palesa il sogno di vendere la propria attività e trasferirsi definitivamente nel Paese d’origine. Con Cristian.
Ma fa una concessione: «Forse potrà tornare in Italia, a Varese, per le vacanze estive – conclude l’uomo – Anzi sono certo che tornerà qui a giugno. Potrà così incontrare la nonna materna e anche Pamela, se vorrà, potrà vederlo insieme a sua madre. Ma poi lo riporterò in Africa. Voglio che cresca lì. In un ambiente familiare equilibrato. Da grande sarà libero di decidere cosa fare. Ma per adesso sono certo che il meglio che posso fare per lui è farlo vivere stabilmente in Africa».