Aziende in fuga in tv «Lì non torniamo»

Gli imprenditori in fuga verso il Canton Ticino non hanno alcuna intenzione di tornare: «Qui si lavora meglio».

Tornano ad accendersi i riflettori sulla delocalizzazione dall’Italia verso il Canton Ticino: la trasmissione “Falò” della Rsi La 1, la “tivù svizzera” che a qualche mese dall’adunata dei trecento imprenditori italiani a Chiasso, chiamati per essere attirati oltre frontiera, ha provato a verificare in quanti hanno colto l’occasione di spostarsi in Ticino.

Un doppio vantaggio

Scoprendo che, chi ha fatto il “grande passo” non pensa nemmeno lontanamente a rientrare in Italia. E non saranno né la nuova legge sulla competitività varata da Regione Lombardia né probabilmente il miraggio dell’istituzione di una zona franca di confine (che prevederebbe una serie di esenzioni fiscali) a riportare indietro chi ha deciso di dire “addio”.

Come Riccardo Marabese, imprenditore nel settore del design motociclistico, che qualche mese fa ha trasferito la sua azienda leader Quadro Tecnologie da Gerenzano a Vacallo, periferia di Lugano.

Oggi qui lavorano quindici dipendenti, di cui cinque ticinesi, e si occupano della produzione di una linea innovativa di veicoli a motore. «Per chi come noi esporta il 90% di ciò che produce, la Svizzera offre dei vantaggi dal punto di vista logistico e finanziario – spiega – non è il Fisco che ci porta qui, ma un territorio accogliente per chi fa impresa. Dal Ticino poi abbiamo potuto mantenere saldi i legami con l’indotto del settore motociclistico delle zone di Varese, Como e Milano».

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