La combustione di legna per il riscaldamento domestico contribuisce per il 29% circa alle concentrazioni di Pm10. «In funzione della combustione di differenti materiali cambia anche la composizione delle particelle di Pm10» spiega Domenico Cavallo, docente del dipartimento di Scienza e Alta tecnologia dell’Insubria.
«Infatti – prosegue – uno dei problemi più sentiti oggi è la combustione incontrollata, non tanto delle caldaie, ma delle stufe e dei camini spesso presenti all’interno di case indipendenti».
Secondo il professor Cavallo questa è una delle cause per cui la concentrazione di Pm10 nella nostra provincia ha raggiunto livelli superiori a quelli consentiti per legge.
L’assessore alla Tutela Ambientale, , ritiene che il riscaldamento domestico contribuisca per il 60% ad aumentare la concentrazione di polveri sottili nell’aria. Essendo stato questo un inverno non troppo freddo, il superamento dei livelli di concentrazione consentiti è avvenuto solo tre volte in due mesi e dieci giorni.
Ma il problema rimane. «La legna da ardere un tempo veniva acquistata da fornitori che compivano una attenta selezione – continua Cavallo – Oggi, invece, si brucia qualsiasi cosa che abbia a che fare con cellulosa o legno, causando la presenza nell’aria di composti metallici e biologici».
Un esempio su tutti è la combustione del pellet, ormai utilizzato per scaldare gli ambienti da molti varesini. «Il pellet è formato da polveri di legno compresso di disparata provenienza. All’interno del pellet è contenuto del cloro che ad alte temperature rilascia biossine».
Purtroppo, l’alta concentrazione di Pm10 è strettamente legata anche alla composizione geomorfologica del nostro territorio. «Le micro particelle impattano contro le catene alpine e prealpine e si ripercuotono nuovamente sulla Pianura Padana. Non riusciamo a smaltirle».
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