Rete criminale nel Varesotto Imprenditori taglieggiati

Rete criminale nel Varesotto
Imprenditori  taglieggiati

Ancora imprenditori minacciati, intimiditi e “taglieggiati” nel Varesotto, ma i carabinieri hanno smantellato la rete criminale che aveva ramificazioni tra il Basso Varesotto e la Bassa Comasca.

La clamorosa operazione avviata dalla Compagnia di Saronno del capitano Giuseppe Regina, nel gennaio del 2011, ha permesso ai carabinieri di Varese di individuare le responsabilità di un sodalizio criminale attivo nelle province di Varese, Milano e Como dedito alla corruzione e al falso in atto pubblico, alle estorsioni ai danni di imprenditori, alle rapine in esercizi commerciali e a persone, allo spaccio di stupefacenti, allo sfruttamento della prostituzione.

Titolare di una pompa funebre

L’operazione che ha portato a 35 misure cautelari (di cui 23 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e sette all’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria) ha preso il via proprio grazie alla denuncia di un imprenditore varesino “taglieggiato”.

Si tratta del titolare di una pompa funebre nella zona del Saronnese, intimidito e minacciato dal gruppo capeggiato da Diego Tripepi 56 anni di Gerenzano. Secondo gli investigatori, l’uomo, originario della Calabria, contiguo alla criminalità organizzata era l’elemento di unità tra le attività criminali svolte a Como e a Varese. A Mozzate aveva messo in piedi un clamoroso business sulle revisioni false degli autoveicoli.

Ma poi c’era anche un’attività parallela, di cui il gruppo di Mozzate era estraneo, estremamente violenta alimentata da intimidazioni, minacce, rapine ed estorsioni.

Azioni portate avanti da “cani sciolti”, secondo un’azione estemporanea, dettata dal momento, di cui, però, Tripepi era il promotore. Si procacciavano le risorse attraverso un’attività di violenza inaudita.

«Importante chiedere aiuto»

Grazie ai carabinieri l’organizzazione è stata stroncata, ma la loro indagine ha portato in superficie diversi aspetti sui quali riflettere. Per queste bande senza scrupoli, quando c’è da far soldi, l’imprenditoria rischia di finire nel loro mirino.

Il consiglio delle forze dell’ordine è sempre lo stesso. Il messaggio lo ha ribadito anche il comandante provinciale dei Carabinieri di Varese, Alessandro De Angelis: «L’invito che rivolgo sempre – sottolinea il colonnello – è di denunciare anche quando si ha la sensazione di reato, senza dover aspettare a tutti i costi il fatto compiuto. Denunciare dal primo momento perché è rilevante per i fini investigativi. È importante chiedere aiuto dal primo istante».

Le estorsioni ai danni degli imprenditori sono una piaga per tutto il paese, compresa la provincia di Varese, dove peraltro i carabinieri, anche nel recente passato, sono intervenuti più volte con successo, spegnendo diverse situazioni già sul nascere. Ma gli ultimi fatti danno una dimensione di attualità a un fenomeno per il quale è necessario non abbassare mai la guardia: «Il livello di attenzione – conclude il Colonnello di Varese – deve essere sempre alto. A Varese non è un fenomeno emergente. La nostra attenzione deve essere sempre massima».

Con i carabinieri si è complimentata anche Lara Comi: «Questa operazione – sottolinea Comi – dimostra la pericolosità delle infiltrazioni criminali in Lombardia, nel Varesotto, nel Comasco. E della necessità, dunque, di intervenire per la sicurezza e l’ordine pubblico a tutela anche degli imprenditori vittime di ‘pizzo’ e usura».

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