«Volevo salvare la mia città Ma mi hanno lasciato solo»

«Volevo salvare la mia città Ma mi hanno lasciato solo»
Salvatore Russo voleva per ripulire Varese dal degrado che la affligge: per farlo ha fondato, insieme ad altri volontari, la cooperativa Salva Città. Ma dopo mesi il sogno vacilla: «Dal Comune nessun aiuto»

– Venerdì 30 maggio 2014 “La Provincia di Varese” titolava: “La mia vita era finita. Così voglio riscattarmi”. Nelle righe che seguivano si raccontava l’epopea di Salvatore Russo, disoccupato con una situazione di indigenza alle spalle ed un’idea in testa: «Voglio salvare il centro di Varese dal degrado, facendolo diventare il mio lavoro. Aiutatemi».

Nacque Salva Città: quattro uomini armati di secchiello, spazzola, olio di gomito e volontà da vendere, in giro per il centro a smacchiare, ritemprare e ripulire superfici pubbliche e private lordate da anni di graffiti e smog.
Quell’uomo – che mesi prima si era recato a Palazzo Estense coperto di cartelli per denunciare il suo stato – iniziò così a farsi conoscere e apprezzare, peraltro nell’unico modo degno di nota: lavorando instancabilmente.

Non ha mai smesso di farlo. Le giubbe rosse di Salva Città, nel frattempo diventata cooperativa sociale, fanno ormai parte del paesaggio urbano: difficili non trovarle impegnate in via Marcobi, in corso Moro o Matteotti, oppure nei tanti banchetti allestiti per raccogliere qualche contributo dalla popolazione. Oggi si è arrivati a un dunque, almeno nei rapporti tra lo stesso Salvatore e l’amministrazione comunale. Russo si sente lasciato solo: la promessa – da lui rivendicata – di un aiuto economico da parte del Comune non è mai stata mantenuta. «L’ex

assessore all’Ambiente– ha più volte dichiarato l’uomo – ha spinto affinché ci costituissimo in cooperativa per poter essere ingaggiati. Lo abbiamo fatto e non è successo nulla. Si parlava di 25mila euro da stanziare per finanziare la nostra opera: tante rassicurazioni in merito, ma dei soldi neanche l’ombra». Il problema ulteriore è il “misunderstanding” che si è creato con la gente: «Ci ritengono dipendenti comunali e non ci danno più offerte». Lui, però, continua a pulire (alla compagnia si è aggiunta anche): di questo, e dei notabili risultati, bisogna dargli atto.

Palazzo Estense – che all’inizio lo ha aiutato trovandogli un posto nel dormitorio di via Maspero, poi gli ha fornito un capanno per gli attrezzi in via Frasconi – ribatte un’altra verità: «Nessuna promessa di fondi e nessun obbligo di aprire una cooperativa – afferma il successore di Clerici – Loro non sono in grado di gestire una società: hanno accumulato debiti e un ente del genere ha bisogno di entrate fisse che vanno al di là dei supposti 25mila per rimanere in vita».
Da qui la proposta: «Sciogliete la cooperativa e confluite in un’altra indicata da noi: verrete assunti in prova, con uno stipendio mensile. Potete pure tenere il progetto Salva Città, ma senza il nostro appoggio». Russo non ci sta e rimanda il tutto al mittente.

Oggi, forse, un incontro che si spera chiarificatore: il resto è ormai storia.

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