«Paolo in Val Grande per scrivere poesie. È un ragazzo felice, aiutateci a trovarlo»

Mamma Fiammetta tiene viva l’attenzione sul figlio scomparso: «Nel silenzio per cercare ispirazione. Prima di partire un 28 in filosofia antica. Aveva con sé il cibo necessario, doveva incontrare l’amico»

– Paolo aveva appena superato con 28 l’esame di filosofia antica. Era voluto andare in Val Grande “per rigenerarsi”. La solitudine e il silenzio sarebbero stati di ispirazione per scrivere la poesia che mancava per finire il suo libro. Era felice, senza grilli per la testa». È la mamma, , a descrivere le motivazioni che hanno portato il figlioa partire, venerdì 29 gennaio, per un’escursione di sei

giorni in Val Grande. «Prima di partire gli ho chiesto se avesse bisogno di soldi, ma lui mi ha detto di no. Mi ha detto che in Val Grande i soldi non servono. Si è portato via il cibo strettamente necessario perché confidava di incontrare l’amico Jack, che avrebbe dovuto raggiungerlo con le scorte extra (cosa che non si è verificata perché Jack si è perso, ndr)».

«Mio figlio è partito con gli indumenti da montagna, uno zaino da otto litri, le scarpe da trekking. Niente di più. Noi genitori ci siamo fidati a lasciarlo andare perché conosceva la zona». Di Paolo non si hanno più notizie dal messaggio spedito alla madre il 31 gennaio, con il quale le dava appuntamento martedì 2 febbraio a Cicogna, un giorno prima del previsto. Era stata la madre a convincerlo di recente a cambiare il suo vecchio telefonino; gli amici per parlare con lui usavano d’abitudine il telefono fisso. Ma Paolo all’appuntamento con la madre non si è mai presentato. I soccorritori lo hanno cercato per quattro giorni, senza trovarlo. Due coppie di escursionisti lo hanno visto lunedì primo febbraio camminare sul sentiero che da Pogallo conduce a Cicogna, in direzione Cicogna. Le tracce fiutate dal cane molecolare portano fino alla strada asfaltata vicino a Cicogna. Se è vero che Paolo è arrivato fino a lì, poi cosa è successo? «Nella zona non ci sono telecamere perché i paesi sono abitati da pochissime persone, che non hanno paura dei furti. Non ci sono neppure sportelli bancomat» specifica l’ente parco Val Grande. Sul caso indagano i carabinieri. Sono stati messi cartelli con la foto di Paolo. Ma per ora non ci sono notizie.

Durante un viaggio in Norvegia Paolo ha conosciuto Nikita, un ragazzo russo con lo zaino sempre in spalla, protagonista di un lungo trekking a piedi. I due si tenevano in contatto, tanto che il 26 gennaio, pochi giorni prima di partire per la Val Grande, Paolo gli ha scritto un messaggio parlandogli del desiderio di andare in Asia, con una affermazione del tipo: «Possiamo incontrarci e trascorrere del tempo insieme se saremo vicini».
Un messaggio che secondo Fiammetta non significa nulla e che deve essere messo in relazione solo con il desiderio di viaggiare del figlio. Fiammetta dubita che Paolo meditasse un allontanamento volontario: «Sono al corrente del suo sogno di andare in Asia. Ma Paolo sa che abbiamo amici a Kathmandu a cui si sarebbe potuto appoggiare durante un viaggio in Asia. Se avesse voluto andare lì, me lo avrebbe detto e io gli avrei pagato il biglietto dell’aereo. Poi non l’avrebbe mai fatto perché non voleva farci spendere soldi, ma non aveva motivo di fuggire di nascosto. Magari in Asia sarebbe andato un domani, non in questo momento, con tanti progetti ancora da realizzare. La sua idea era di stare qui cinque anni per laurearsi, comprava solo libri di filosofia».
Le ricerche ufficiali sono terminate, ma gli amici stanno organizzando delle squadre per perlustrare ancora la Val Grande, un territorio grande 150 chilometri quadrati. La famiglia non vuole che nessuno commetta imprudenze, per quello i ragazzi si muoveranno solo se esperti di montagna e a gruppi. Ieri sera era previsto un incontro organizzativo e già oggi, se il tempo lo permette, ci sarà un altro sopralluogo.
La Val Grande è un’area wilderness, selvaggia. Da che è stata istituita, quindi dal 1992, in essa hanno perso la vita 4 persone: una turista straniera mal equipaggiata, due ragazzi che hanno piantato la tenda nel letto di un torrente in secca che si è riempito per un improvviso temporale, e un escursionista esperto che ha commesso un errore.