Queste pagelle fanno tanto incazzare perché non guardano solo i fatti di campo, quelli li giudicate benissimo anche voi, ma rispondono a due quesiti. 1) Hai sempre messo davanti il Varese a te stesso? 2) Hai timbrato il cartellino o hai fatto una cosa in più di quella che ti veniva richiesta?
Un simbolo del Varese non può chiamarsi fuori tre giornate per squalifica dopo un’espulsione che è una “Cassanata”.
C’è il gol salvezza ma c’è anche la parata salvezza: la compie a Novara, due volte. Entra a freddo nelle gare che decidono tutto e fa la differenza.
Nella vita conta la prima cosa che fai e l’ultima: parte alla grande con il primo Sottili e finisce alla grande con B come Bettinelli. Simbolo dell’amore di Varese per i giovani e quindi dell’avversione a Gautieri che lo esilia.
Il Varese è estremismo. Nero o bianco. Anzi, rosso. Non grigio.
Fallo suicida che regala il rigore del possibile 1-1 al Siena al 90’: se Troest del Lanciano avesse segnato allo stesso minuto, Grillo ci avrebbe tolto la salvezza diretta. Imperdonabile.
REA 6,5
Espulsioni, squalifiche e colpi di testa, incanalati dal Betti nella direzione giusta, sono diventati salvataggi spiritati e anticipi disperati d’un mastino feroce.
La facilità con cui abbaglia (anticipo e pulizia da A), è la stessa con cui deraglia. Ma alla fine i lampi illuminano le tenebre. Dipende troppo dalle lune del compagno di reparto.
Voto per l’infortunio che gli ha negato la promozione in A da protagonista a Perugia e perché a Varese faceva sempre una corsa e una cosa in più di quello che i mezzi gli avrebbero consentito.
Devastante anche nella maturità. E nell’amore per le radici: non ha paura a dire che tifa solo Varese a un giornale di Palermo, attirandosi strali prima del suo ritorno. Proprio come Pesoli…
Empoli all’andata e Cesena nel ritorno gli fanno girare la testa, ma aveva di fronte dei mostri. Il voto, però, non prevede la sfortuna.
Senza il suo assist Pavoletti non avrebbe segnato il vero gol-salvezza (l’1-0 al Piola). Corre meno ma predica anche da fermo.
Nulla di personale ma ha giocato nel Varese come se questa fosse una squadra, e una tappa, qualunque della sua vita. Senza coglierne l’atipicità, senza farsi scottare dal furore biancorosso.
Le troppe attese, e poi la disillusione del pubblico che non poteva accettare un Di Roberto normale, lo schiacciano. Ripartiremmo con lui perché ha più rivincite e più fame di tutti.
Non devi essere titolare o segnare 24 gol per essere promosso. Basta essere umili e sempre presenti.
Unico caso in cui la varesinità ci ha fregato. Abbiamo voluto tutti con troppa foga che fosse protagonista in B. Invece un fiore fragile deve sbocciare piano. Infatti in trasferta, e quando non te l’aspetti , gioca meglio. Col Betti può ancora farcela.
Ha sempre dato l’impressione di essere sul punto di esplodere e d’avere grandissimi mezzi. Un’impressione incompiuta.
Zanetti e Baresi non davano mai l’idea di finire anche quando tutti dicevano che stavano per finire. Tutto passa, Corti no: motore del Varese dentro e fuori.
Per fare il salto gli manca una spalla coi piedi buoni, un Buzzegoli di cui sentirsi scudiero invalicabile, grande com’è a strappare palloni e immolarsi.
Mentre la barca affonda (le 7 sconfitte) lui rema quasi da solo, battendo pregiudizi e votacci di chi lo considerava un ex grande.
CRISTIANO 6
Un gran bel casino organizzato.
Gli tolgono il Varese e lui, appena il Betti gli ridà una chance, se lo riprende per sempre. Spaccando Siena e Novara. Discese alla El Shaarawy, gli manca il cinismo di De Luca: arriverà.
Una tripletta con la Primavera a Pescara.
Anni di ginocchia spaccate o sbucciate, tribune e marginalità. Ma quando gli dai un mignolo (La Spezia, Novara), si prende il braccio dando tutto.
Di riffa, di raffa e di rapina, qualche golletto pesante lo mette.
Volta le spalle alla sua famiglia per rincorrere l’improbabile chimera del Mondiale. Chi semina vento, raccoglie tempesta.
Dargli della bandiera è riduttivo. Dirgli che l’età avanza è maleducato. Sembra buono ma quel giorno davanti a Riccardo Sogliano, insieme a Corti e Zecco, ci ha messo lui la faccia: «Il Varese lo salviamo noi».
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