– L’aveva detto e lo ha fatto. Il Re Bosino , nel suo primo discorso pubblico in dialetto, parlando dei «facc dul Municìpi», ovvero delle “gesta” di Palazzo Estense, ha tirato qualche frecciatina a piazza Repubblica. «La caserma Garibaldi sta crollando un pezzo alla volta da tempo. I muri hanno cominciato a soffrire per la “catalpa” che non è una bella talpa, ma solamente una pianta; adesso hanno trovato che il terreno è come una groviera: ci sarebbe da pensare che ci sia davvero di mezzo una talpa! Ho paura che a dar retta a quelli dell’Intendenza saremo da qui a dieci anni a portare ancora pazienza. E speriamo che non capiti la sfortuna di rinnovare la storia del castello di Belforte». E la futura riqualificazione? «Istituzioni del posto e ordini professionali hanno messo in piedi un grande concorso internazionale e, un paio di mesi fa, hanno fatto la grande selezione tra tutti i progetti presentati nella competizione». «Da qui a poco avremo i progetti preliminari e sarà più
chiaro come potrà avviarsi il lavoro; ma le piante e il verde nella piazza fanno già discutere o almeno, come sempre, ci sono delle perplessità. Poi, per il teatro, tra tutti gli architetti, dal cesto dovevano tirar fuori uno che viene dalla Spagna?». Imprescindibile un richiamo anche alle elezioni: «Prima di finire, volevo ricordare che da qui a qualche mese sarà tempo di andare a votare per il Sindaco e il Consiglio per i prossimi cinque anni: cercate di dire la vostra e di fare le cose per bene! E quando ci sarà da scegliere… non fate come quegli sciocchi, così tanto sprovveduti, che il primo perdigiorno che parla e non manca di sfacciataggine, purché gridi forte… lo prendono in parola». La conclusione del discorso la lasciamo in dialetto, per non togliere la poesia: «Mò la taj sü, va lassi in cumpagnia di vost da cà, di amiis e par finì in legria, stassira, dopu scena un bun bicer da vin, par fa cin-cin insema al vostar re Busin».













