«Nel playout contro il Novara, il nostro Varese ci ha regalato emozioni intense e la salvezza, che ha conquistato con merito, vale come una promozione». Parola di Ottavio Biasibetti, il supertifoso che è sempre stato vicinissimo ai colori biancorossi e che, dieci anni fa, ai tempi dell’Eccellenza, garantiva il suo prezioso apporto come fisioterapista. Nelle ultime stagioni, è stato dirigente accompagnatore delle formazioni giovanili e i suoi Allievi lo adorano.
Ma Biasibetti non è un tipo che si esalta troppo e, anzi, non ama i riflettori ma preferisce stare a lavorare in disparte per il bene del Varese. Lo ha sempre fatto e oggi ci offre una bella riflessione con questa domanda: «Vi chiedo: perché amate così tanto i colori biancorossi?».
La nostra risposta è la stessa di Ottavio: «È la squadra che ci siamo tenuti nel cuore, fin da quando eravamo bambini. Ed è unica: ha conosciuto tanti momenti difficili, due fallimenti societari, è stata costretta a ripartire dall’Eccellenza dieci anni fa ma non è mai morta. Anzi, ha riconquistato il calcio che conta e adesso è in serie B, in una dimensione consona al proprio blasone».
Le parole di Biasibetti colgono nel segno e fanno capire – se ancora ce ne fosse bisogno – quanto è speciale il Varese, club che ha 104 di storia avvincente, intrisa di soddisfazioni incredibili ma anche di rovinosi tonfi. Come quello che, dieci anni fa, aveva spazzato via il vecchio Varese Football Club. Ma dal male nasce quasi sempre un bene molto più grande e così è nato il Varese 1910 che era stato iscritto al campionato di Eccellenza sul filo di lana, grazie a una corsa in moto di Marco Caccianiga.
Il responsabile dei Piccoli Amici biancorossi e cioè dei bimbi che tirano i primi calci al pallone proprio al Franco Ossola, ricorda: «Nel luglio del 2004, il gotha calcistico varesino – da Peo Maroso alla famiglia Sogliano, senza dimenticare Silvio Papini – ha rifondato la società con un progetto serio. Abbiamo messo in piedi il nuovo Varese in pochissimo tempo e quando sono riuscito a consegnare l’iscrizione al campionato di Eccellenza, un minuto prima della scadenza per consegnare le domande, ho potuto tirare un enorme sospiro di sollievo».
Lo stesso che ha tirato tutta la città: «Chi nasce e vive a Varese non può che amare i colori biancorossi, ricchi di tradizione, storia e passione. Negli anni abbiamo costruito una scuola calcio che è un tesoro e un patrimonio per la collettività. Solo da noi la prima squadra si allena, gomito a gomito, con i bambini che tirano calci al pallone solo per il gusto di divertirsi. Anche per questo dobbiamo sentirci assolutamente biancorossi».
La Scuola Calcio e i Piccoli Amici del Varese sono il futuro del club che ha ottenuto un successo enorme mantenendo la B: «Sono stato contento – dice Caccianiga – perché siamo usciti da un incubo ma io non ho festeggiato». Perché? «Io potrei ribattervi: “Ma che cosa c’era da festeggiare?” I giocatori hanno fatto il minimo sindacale, ottenendo la salvezza. Questa squadra, però, poteva puntare a qualcosa di più: quanto meno a provare a raggiungere i playoff».
Il pensiero di Caccianiga va a Laurenza: «Il nostro presidente ha dimostrato un cuore grande perché nel dopo Rosati non c’erano altri imprenditori disposti a farsi avanti. Ha voluto rafforzare l’impegno nel Varese, che già sosteneva come sponsor, dimostrando di amare veramente i nostri colori».
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