Varese è finalmente una provincia “aperta” ai diritti delle coppie gay. Quasi tutti i comuni sono infatti ormai pronti a celebrare le Unioni civili. La prima toccante unione è stata quella di martedì mattina all’Ospedale di Circolo, dove due donne, di cui una gravemente malata, hanno potuto finalmente dire “Sì” e legarsi tra di loro anche agli occhi della legge.
Le prossime in calendario, anche se nel frattempo nel capoluogo potrebbero esserne celebrate altre a partire da fine agosto, sono il 17 settembre, a Tradate, dove Simona e Rosy celebreranno la loro unione. E quindi a Varese sarà il turno di Luca e Davide il 22 ottobre, mentre il 20 gennaio toccherà a Igor e Gianluca a Casciago. A Saronno un’altra coppia ha fatto domanda. I dati arrivano dall’Arcigay di Varese. «Sono decine le coppie che si sono rivolte alla nostra associazione per chiedere informazioni sulle unioni civili e altrettante quelle che si sono rivolte agli uffici di stato civile della Provincia per prenotare una unione civile» spiega l’associazione in una nota.
La legge sta quindi venendo applicata nel migliore dei modi, anche se qualche “resistenza” la si sente ancora.
«Ormai quasi tutti i comuni del varesotto sono pronti per celebrare le unioni nonostante la paventata obiezione di coscienza da parte di alcuni sindaci di comuni della zona che, ricordiamo, non è prevista nel decreto legislativo. I sindaci potranno, al massimo, delegare a qualcun altro la celebrazione – spiega , presidente di Arcigay Varese – diversi comuni hanno pubblicato sul proprio sito istituzionale tutte le istruzioni o sezioni dedicate, anche quelli più piccoli, come ad esempio Azzio, Azzate, Besano o Biandronno, che spiegano come contrarre un’unione civile, una convivenza di fatto o come trascrivere il matrimonio celebrato all’estero».
L’associazione infine esprime le proprie felicitazioni per tutte le coppie rimanendo a disposizione per qualunque dubbio o problema dovesse sorgere.
Il problema da affrontare rimane quindi culturale, di civiltà, quello di superare la discriminazione, superata a livello legislativo, ma che rimane all’interno della società. Quello che si può avvertire in alcune persone è paura. Si tratta di una minoranza “rumorosa” che non accetta i cambiamenti nella società e anziché cercare di capire da quale esigenza nasca la richiesta di diritti da parte della comunità gay, preferisce seminare odio con commenti e prese di posizione ai limiti della discriminazione, se non proprio oltre i limiti. Il segretario nazionale dell’Arcigay Gabriele Piazzoni aveva detto, quando era venuto all’inaugurazione della sede varesina dell’associazione, che in tutti i Paesi europei, nel momento in cui venivano introdotte le unioni tra persone gay, nei mesi immediatamente successivi si era registrato un aumento dei casi di omofobia, come reazione. Un’escalation che poi fortunatamente andava calando e la situazione si normalizzava. Quindi in Italia stiamo entrando, come le prime unioni civili che verranno celebrate nei prossimi mesi, nel periodo più difficile. Occorrerà che le istituzioni svolgano un ruolo di controllo e di sensibilizzazione su questi fenomeni, per evitare situazioni di tensione e per garantire i diritti di tutte le persone.













