Gioielli a rischio al Sacro Monte Due opere d’arte vanno in pezzi

Gioielli a rischio al Sacro Monte
Due opere d’arte vanno in pezzi

Fiato sospeso per il destino di due straordinarie opere in terracotta che da anni vegliano Varese dall’alto del Sacro Monte e del Campo dei Fiori. L’imponente Natività firmata (1997) che si trova sopra l’arrivo della funicolare, in una spettacolare posizione a ridosso del muro delle Romite, versa in una situazione preoccupante.

Nel corso del trasferimento dalla balconata del Mosè, dove era stata posta per volere di monsignor e dell’Associazione Amici del Sacro Monte, all’attuale posizione (1999), sono comparse alcune importanti crepe che l’esposizione alle intemperie e all’umidità hanno aggravato.

Dice Maineri: «La terracotta fu una scelta di continuità con i materiali con cui fu costruita la Via Sacra, e l’esposizione alle intemperie non è di per sè un pericolo se fossero stati completati gli opportuni trattamenti protettivi».

La storia dell’opera è affascinante: oggi la Madonna avvolge con il velo la sua Famiglia, ma il bozzetto iniziale studiato dall’ artista di Comerio prevedeva un approccio estremamente moderno, con il Bambino in braccio a San Giuseppe. Un po’ troppo rivoluzionario per i tempi, borbottava monsignor Macchi pensando alle severe critiche ricevute per il Guttuso e la statua di Bodini, decidendo alla fine per l’impostazione tradizionale attuale.

L’iter di protezione delle statue di Maineri, alte tre metri, prevede un restauro urgente e la realizzazione di una copertura in materiale trasparente tipo plexiglas con elementi metallici ricurvi che avvolgono la sommità dell’opera.

Il progetto è stato studiato dall’architetto , consulente tecnico del consiglio dell’Associazione Amici del Sacro Monte, che da gennaio scorso si è resa disponibile a sostenerne i costi realizzativi, il quale afferma: «È una corsa contro il tempo, per evitare che il degrado avanzi e renda il restauro più impegnativo. Per posizionare la copertura è necessario ricevere dal Comune di Varese un giudizio di conformità urbanistica, e del benestare alla presenza della statua in quel luogo».

«Finché non riceviamo i documenti neppure il Parco del Campo dei Fiori emetterà un pronunciamento: siamo fermi. Comunque è paradossale che questa documentazione venga richiesta a distanza di quindici anni dal collocamento della statua».

Un’attenzione meno tempestiva e un destino meno fortunato ha subito purtroppo la statua di Maria Regina Angelorum, posta al bivio tra l’Osservatorio e la Cittadella del Campo dei Fiori.

L’opera dello scultore varesino (1912-1984), realizzata nel 1968 per volere di affinchè tutto il Parco potesse essere vegliato dalla Madonna, è stata rimossa due anni fa in quanto gravemente corrotta e pericolante.

L’intervento del Comune di Luvinate, nel cui territorio si trova l’altissima colonna che reggeva la statua, permise di rimuovere l’opera e collocarla in custodia nello studio varesino della nipote dello scultore,
anch’essa scultrice, in attesa di fondi per il restauro.

«Nel rimuovere la statua, sono state frantumate le gambe e i piedi, che risultavano saldamente ancorati al basamento; inoltre mi hanno detto che la Soprintendenza ha bloccato il restauro, ma è passato tanto tempo e non ho saputo più nulla», dice la nipote, che ha eseguito tutte le rilevazioni pre-intervento redigendo una scheda analitica che sarà utile per gli auspicati finanziatori e i restauratori.

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