Il Referendum si avvicina. E la battaglia si fa più dura

Il coordinatore di “Basta un Sì” Giuseppe Adamoli e Luca Marsico del “Comitato del No” si confrontano

Con il referendum costituzionale del 4 dicembre gli italiani sono chiamati a respingere o approvare la riforma così detta «Boschi-Renzi». Lo scontro tra il Sì e il No coinvolge tutti gli schieramenti politici e ideologici.

Il testo della riforma introduce diverse novità, e gli elettori saranno chiamati a barrare un Si o un No rispondendo al seguente quesito: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?».

La risposata è sicuramente Si per il comitato «Basta un Si» che si è costituito anche a Varese e che ha come coordinatore Giuseppe Adamoli. «Questa è una Riforma che viene da lontano e che molti dicevano di volere fino a qualche anno fa, anche fra i sostenitori del No – spiega – L’obiettivo è assicurare più efficienza allo Stato, modernizzarlo, diminuire il professionismo politico e i suoi costi». E quindi «da una parte segna la fine del doppione Camera-Senato, un’anomalia tutta italiana, dall’altra parte fornisce chiarezza su chi fa che cosa fra Stato e Regioni, superando una confusione pericolosa, di cui sono stato testimone, che abbiamo avuto nell’ultimo decennio». Le necessità della Riforma sono anche dettate dai tempi. «La società non è più quella di

settant’anni fa, quando si approvò la Costituzione vigente, le istituzioni mostrano la loro vecchiaia. Per far vivere valori, principi, diritti e doveri mirabilmente stabiliti dai nostri padri costituenti è indispensabile un forte rinnovamento istituzionale». Rinnovamento che con forti garanzie: «non vengono assolutamente toccati i poteri del Presidente della Repubblica, per eleggere il quale occorre una maggioranza più ampia di quella di oggi e sono lasciate inalterate le funzioni del Presidente del Consiglio». E infine, le ragioni del Si guardano anche fuori dai nostri confini, perché «la democrazia diventa fragile se non è capace di decidere e da questo punto di vista la Riforma ci proietta in un futuro nel quale gli investitori stranieri non dovrebbero più avere remore per portare le loro attività economiche in Italia».

Anche il comitato del No a Varese è forte e radicato e ha definito questa riforma l’anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo autoritarismo. Sono tre le questioni alla base della bocciatura della Riforma. «Una di forma – spiega Luca Marsico – legata al fatto che questo Parlamento, eletto con una legge incostituzionale, voglia modificare la Costituzione». Una contraddizione che si declina nei contenuti: «si delegittimano i cittadini nella scelta dei loro rappresentati, introducendo una forma senatoriale che francamente trovo curiosa: andando cioè ad attingere fra i consiglieri regionali i sindaci, fino a creare un “partitino” del Presidente della Repubblica – aggiunge – Si rende poi impossibile per i cittadini andare a scegliere i loro rappresentanti e infine la riforma del titolo V allontana le scelte dai territorio per rientrare in una concezione centralista dello Stato che non ci appartiene. E’ un tradimento del principio di sussidiarietà in base al quale lo Stato non dovrebbe fare quello che fanno le Regioni che non dovrebbero fare quello che facevano le Province e via di seguito fino ai comuni». E infine c’è la questione del contesto. «Non ci si può dimenticare che la Riforma costituzionale va di pari passo con la legge elettorale che a sua volta ha dei problemi, perché va a comprimere il diritto dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti, lasciando che siano i capi partito ad indicare il primo di ogni collegio».


– «È un passaggio cruciale per il futuro dell’Italia» – Il sindaco di Malnate, Samuele Astuti


– «Ci tolgono le autonomie e il diritto di scegliere» – Matteo Bianchi segretario provinciale LN