Sulla Luna! L’incredibile estate del ’69

Era il 21 luglio e il capitano Neil Armstrong compiva il primo passo dell’uomo sul satellite

Già da qualche giorno, nelle passeggiate serali del dopocena, noi bambini guardavamo con più insistenza la luna. «Sembra un pezzo di formaggio coi buchi», dicevo ridendo a mio fratello, mentre camminavamo in mezzo a pescheti e giganteschi oleandri di via ai Pozzi di Loano, in quel luglio 1969.

I nostri genitori ci avevano spiegato che di lì a poco l’uomo ci avrebbe messo piede, ma noi non riuscivamo a immaginare come la navicella spaziale, che compariva in ogni rivista ormai da mesi, potesse rimanere in equilibrio quando, per esempio, la luna non era che uno spicchio, somigliante all’attrezzo che mamma utilizzava per affettare la cipolla. Dove si sarebbe mai posata? Sulla punta avrebbe penzolato come un ragno appeso al suo filo, oppure sarebbe irrimediabilmente scivolata nello spazio. Mentre ci avvicinavamo al dancing “Ai Pozzi”, per veder entrare Patty Pravo annunciata su grandi manifesti in ogni parte del paese, non ci usciva dalla testa il disco lunare, che immaginavamo piatto e appiccicato al cielo come un francobollo. È assolutamente verticale, per cui non riuscivamo a capire come un oggetto potesse starci appoggiato senza scivolare. Non avevo ancora dieci anni, e in spiaggia ascoltavo distratto le radioline a transistor che annunciavano l’imminente sbarco, con le voci eccitate dei corrispondenti a parlare di un evento che avrebbe cambiato la storia dell’uomo. Ma intorno a noi la vita scorreva tranquilla, il “Corrierone” con i suoi titoli a scatola faceva il giro degli ombrelloni, e i commenti non erano tutti positivi: «Invece di buttar via tutti quei soldi per portare a casa quattro sassi potrebbero dar da mangiare a chi ha fame», era il ritornello più ascoltato, ma c’era anche chi non vedeva l’ora di assistere alla diretta televisiva con Tito Stagno arroccato alla scrivania a dialogare con Ruggero Orlando -imitato da Noschese e battezzato “ruggito urlante”- in diretta da Houston.

Indimenticabile

Alla pensione Villa Gioiosa, la sera dell’allunaggio c’erano tutti. In sala da pranzo troneggiava il grande Telefunken in bianco e nero, Stagno appariva indiavolato traduceva a braccio le comunicazioni degli astronauti, si voltava continuamente facendo scivolare il ciuffo biondo improbabile come la sua cravatta, fino alla storica gaffe dell’«ha toccato», detto con 56 secondi d’anticipo e una trentina di metri al contatto vero e proprio della navicella con il suolo lunare. «No, non ha toccato. Qui ci pare che manchino ancora dieci metri», sibilò Orlando, provocando grandi scuotimenti di testa da parte di Stagno, ormai fuori controllo dopo aver pronunciato la frase epocale: «Per la prima volta un veicolo pilotato dall’uomo ha toccato un altro corpo celeste. Questo è frutto dell’intelligenza, del lavoro, della preparazione scientifica; è frutto della fede dell’uomo».

In quel 1969 l’America era scossa dalla guerra in Vietnam, al nuovo presidente Richard Nixon, succeduto a Johnson artefice dell’offensiva statunitense, serviva credibilità e qualcosa che distogliesse la popolazione dal dramma dei soldati in Indocina, e l’impresa di Apollo 11 con Armstrong, Collins e Aldrin cascava a fagiolo, anche in chiave propagandistica contro il moloch sovietico, partito in vantaggio alla conquista dello spazio ma sconfitto nella corsa alla luna. In Italia le sorti del Paese erano nelle mani del primo governo Rumor in prossima scadenza, con Nenni ministro degli Esteri e Gui alla Difesa ancora al riparo dallo scandalo Lockheed, il futuro Nobel Dario Fo metteva in scena per la prima volta il suo “Mistero buffo” e nei mangiadischi impazzavano la “Zingara” di Iva Zanicchi, “Cosa hai messo nel caffè” di Riccardo Del Turco, “Dieci ragazze” di Lucio Battisti e la meravigliosa “Lontano dagli occhi” di Sergio Endrigo, mentre “Tintarella di luna”, vecchia di nove anni, era comunque riproposta alla radio per rimanere in tema. Al cinema arrivava il “Satyricon” di Fellini, la Fiorentina del “Petisso” Pesaola vinceva il suo secondo scudetto con in regia De Sisti, il Milan di Rivera (primo italiano “Pallone d’oro”) e del Trap la Coppa dei Campioni, e Felice Gimondi il Giro d’Italia. A Varese, Piero e Rosy Pirola la notte dell’allunaggio inventarono il cocktail “Apollo 11”, poi assaggiato con gusto da “Buzz” Aldrin in visita in città. Per noi in spiaggia la vita continuava placida, imitavamo il passo di Neil Armstrong nel Mare della Tranquillità e invece della bandiera americana piantavamo nella sabbia le cannucce della Coca Cola. Nell’“Oggi” trovammo una medaglia col profilo degli astronauti, la barattammo in fretta con la biglia di Eddy Merckx.