Insubria, i laureatinon trovano un lavoro

Insubria, i laureatinon trovano un lavoro

VARESE L’Università dell’Insubria perde quattro posizioni e quest’anno si piazza al 29^ posto, cioè esattamente a metà classifica tra gli atenei pubblici italiani. A rivelarlo, puntuale alla metà di luglio, è la statistica pubblicata dal Sole24ore in edicola ieri ma per il rettore Renzo Dionigi che giudica «soddisfacente» il risultato il bicchiere è comunque «mezzo pieno».

I NUMERI
Sono dieci in tutto gli indicatori presi in considerazione da questa classifica e se a spopolare, quest’anno come l’anno scorso, è il Politecnico di Milano, che ai punti è battuto solo da due private, Bocconi e San Raffaele, l’ateneo cittadino risulta meno competitivo degli altri su quattro «materie». Si tratta della capacità di immatricolare talenti, cioè ragazzi diplomatisi con alti voti di maturità, di attrarre studenti da fuori e capitali privati per la ricerca e infine una relativa difficoltà per i suoi ex studenti a trovare un’occupazione: secondo la statistica appena pubblicata il 30,6% dei ragazzi che si sono laureati all’Insubria nel 2004 dopo tre anni non risultava ancora occupato. E anche su questo capitolo i politecnici statali battono i primi atenei privati (Iulm, Bocconi e la Liuc di Castellanza). Per contro l’Insubria raggiunge il suo miglior risultato (nono posto in graduatoria nazionale) nel parziale che riguarda la percentuale dei laureati in corso: uno studente su tre discute la tesi entro i tempi previsti, e almeno su questo punto risulta in linea con il concorrente privato del territorio, la Liuc. Buoni anche il decimo posto nella classifica sulla qualità del personale docente e i posizionamenti per i bassi tassi di dispersione e inattività dei suoi studenti. Ma lo scarso indice di affollamento (il rapporto tra studenti in corso e numero di docenti di ruolo) che un tempo la portava in alto ora la costringe a quel 29^ posto che le tocca pure in classifica generale dove ottiene una sufficienza risicata, cioè 534 punti su 900 cioè 15 in più rispetto al 2008  ma 254 in meno rispetto al primato del Politecnico di Milano.

L’INSUBRIA RISPONDE"Premesso che ritengo molto positiva la pubblicazione di questa ricerca perché offre in generale parametri utili per l’analisi critica interna ad ogni ateneo, devo dire che ci sono delle novità che non mi convincono", spiega Dionigi. Il riferimento è al primo criterio, quello sui «talenti» degli immatricolati che ci vede al penultimo posto su scala nazionale. Peggio di noi solo l’Università per stranieri di Perugia «ma non capisco cosa c’entrino i voti di maturità con gli Atenei», commenta secco il rettore che aggiunge: «Io mi sento soddisfatto perché in soli 10 anni l’Insubria ha raggiunto metà classifica superando colossi come l’Università di Camerino (30^, ndr), la statale di Milano o la Sapienza di Roma. E poi guardando alla Lombardia siamo il quarto polo dopo il Politecnico, Pavia

e la Bicocca». E questo, assieme al nuovo collegio universitario per gli studenti non residenti di cui stanno per essere avviati i cantieri, secondo Dionigi dovrebbe migliorare l’attrattività dell’Insubria. «Per quanto riguarda i finanziamenti pubblici siamo ben posizionati al 21esimo posto, mentre il 43esimo posto nel privato dipende dalla difficoltà  del tessuto economico varesino fatto di piccole imprese ad avere risorse adeguate a finanziare la ricerca», afferma. E su questo punto è fiducioso anche il preside della facoltà di scienze Alberto Coen Porisini è positivo: «Anche se il politecnico, per sua natura, attrae di più perché la sua ricerca è sempre legata all’industria, anche noi ci sappiamo difendere con le biotecnologie, informatica, fisica e chimica. Settori in cui siamo finanziati anche da realtà private esterne al Varesotto».Lidia Romeo

e.marletta

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