«Gli articoli che parlano male di viale Milano ci danneggiano e ci fanno male, anche perché la situazione del viale è complessa e non può essere ridotta a un grido di allarme lanciato all’unisono». «Viale Milano non è tutto uguale dall’inizio alla fine e, nella zona dei negozi, è come tante altre vie della città. Anzi: qui la sensibilità dei proprietari dei negozi ha voluto tutelare le attività italiane ed è grazie a loro se viale Milano non è diventata un’altra via Piave, ovvero un “suk”». A parlare sono i negozianti di viale Milano che non ci stanno a vedere il proprio quartiere descritto come una zona pericolosa, dove una donna non passa volentieri perché ha paura. I commercianti rivendicano che quasi tutte le attività fanno capo a donne che entrano ed escono quotidianamente dai propri negozi, senza che accada nulla. Fanno notare che i muri sono più puliti di quelli di altre zone della città e che sulla
strada non ci sono immondizie. E soprattutto fanno dei distinguo: «la zona degradata è quella vicino al Carrefour e alle stazioni». I commercianti dicono che è in quella zona, e solo in quella, che vi è un «degrado visivo». Non un pericolo perché i protagonisti del bivacco «non dicono nulla ai passanti e non sono invadenti».Critiche, però, vengono fatte alla decisione di chiudere il sottopassaggio: «è vero, veniva usato come una latrina, ma averlo chiuso è uno schiaffo per i cittadini che con i loro soldi ne hanno permesso la realizzazione». Cosa propongono dunque i negozianti? «Più vigilanza, più telecamere, più illuminazione in inverno. Ma non perché in viale Milano ci sia un problema, ma perché queste sono le richieste che arrivano da ogni parte della città». La speranza è che venga ripristinato il vigile di quartiere e che la sua presenza possa essere un deterrente al bivacco. E c’è chi vorrebbe che il supermercato installasse una recinzione preserva-decoro.













