Miss Italia da l’addio al piccolo schermo e la varesina rinuncia a partecipare. Martina Tranchida avrebbe ritentato quest’anno di sfilare per il concorso di bellezza più importante del Paese, ma «troppe polemiche e cattiverie, lo avrei fatto solo per sfizio».
«Mercificazione del corpo femminile e mortificazione del ruolo della donna in tv»: è di questo che si è parlato l’indomani dalla decisione di Viale Mazzini di lasciare Miss Italia fuori dal palinsesto autunnale della Rai. «Tante sciocchezze – commenta la varesina Martina Tranchida che ha partecipato al concorso nel 2006 – ci sono tantissimi programmi televisivi che utilizzano il corpo femminile, vestendo le conduttrici con costumi succinti e usando vallette seminude. Non è certo un concorso di bellezza, che ha lo scopo esplicito di esibire la fisicità delle ragazze, a condizionare certi comportamenti o dettare certe regole».
Una kermesse in cui però le ragazze parlano poco e sfilano indossando costumi e lingerie con un anonimo numero appuntato sul seno e che al massimo si esibiscono in qualche performance di canto o ballo. «Potrebbero cambiare le regole – continua Marina – nessuno vieta ai giudici di far parlare di più le ragazze. Tra l’altro andando in tv un minimo di intrattenimento il concorso lo deve creare, magari lasciando più spazio alle ragazze e meno ai presentatori».
Tanto più che la bella Martina ne avrebbe di cose da dire. Ha ventitré anni e si sta laureando in giurisprudenza. Bella e intelligente, sfila da quando aveva 17 anni «senza grandi pretese – ammette – al primo posto viene lo studio, poi i tentativi di are televisione».
A tempo perso ha partecipato anche a Veline e se non si fosse alzato questo polverone su Miss Italia, avrebbe ritentato anche con il concorso di bellezza. «Lo avrei fatto per divertimento, anche se il concorso è serio e molto faticoso. Però così non ha più senso. Non è neanche più una vetrina televisiva».
Miss Italia più che mercificare e sminuire le donne «è diventato anacronistico. Nonostante i tentativi di rinnovamento è rimasto quello che è: una vetrina per belle ragazze dove l’apparenza si conferma l’unico principio dominante».
«E poi sono poche le ragazze che hanno concorso e che sono state notate e che poi hanno fatto carriera. Ormai le selezioni le fanno ad Arcore, perché andare fino a Salsomaggiore? Questo sì che è un messaggio negativo e offensivo per le donne, non certo partecipare al concorso di bellezza più importante del nostro Paese».
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