Luigi Orrigoni e Claudio Milanese portarono il Varese ad un passo dalla B. Ieri, al Franco Ossola, si è riformata la grande coppia: Claudio Milanese e Paolo Orrigoni, il figlio. A bordo campo c’erano loro a discutere di Varese, di futuro e di progetti. In campo, dalla storica entrata della Serie A, quella sotto la curva sud, sono spuntate come in un sogno le magliette marchiate Tigros. Come se lì ci fosse la porta del Paese delle Meraviglie.
Un momento speciale, in un giorno speciale: il 106° compleanno biancorosso e la festa promozione in Serie D. E il passato, anche solo per un attimo, diventa futuro. Come è giusto che sia. «Finalmente ci siamo – dice commosso e pieno d’orgoglio il presidente – Quello a cui penso oggi è il futuro. Penso che dobbiamo fare ancora di più. Per la nostra gente: lo dobbiamo a loro. Quello che raggiungiamo oggi non è un traguardo, bensì un nuovo punto di partenza sul quale costruire il domani».
Il primo passo
Affianco a lui c’è , il vicepresidente. Che indossa un completo grigio, con il logo del Varese Calcio, stampato sul cuore. Lui, che quello stesso logo, se lo è fatto tatuare, in rosso, indelebilmente sull’avambraccio. «Questa promozione è solo il primo passo verso quello che verrà. La prima di tante altre grandi soddisfazioni. Il prossimo obiettivo si chiama Serie D. Vorrei che riuscissimo a vincerla come abbiamo vinto quest’anno l’Eccellenza».
Vittoria, merito anche di un grande . Che, più sudato dei suoi ragazzi in campo, dopo il fischio finale si è spogliato dalla maglietta celebrativa per lanciarla ai tifosi della curva impazziti di gioia. Il suo grido, rivolto a loro, vale una stagione: «Siamo in Serie D, siamo in Serie D, siamo in Serie D».
Varese è casa
Ed è proprio dalla D che ripartiremo: con i nostri sogni, le nostre speranze. Perché la gente del Varese ora più che mai ha bisogno di quello. Assieme alle certezze. Una di queste è il fondatore : l’uomo da cui tutto è partito. L’uomo che prima di ogni altro ha saputo vedere la luce nel buio più profondo. Quella scintilla che, pur se piccola, ha ridato vita al Varese, quando sembrava destinato a scomparire nell’oblio della disperazione.
Lui ha le idee chiare su quello che è successo allo stadio ieri: «C’erano tantissime persone e un entusiasmo che non si vedeva da tanto. Forse pure più di quello che era lecito aspettarsi per questa vittoria. Infondo stiamo parlando di un campionato di Eccellenza. Ho rivisto tanti volti che avevano abbandonato il Varese, comprensibilmente, dopo l’anno scorso. Dopo il fallimento. Ora sono qui, ad esultare assieme a noi. E sono certo che rimarranno qui: perché questo Varese è la loro casa».
Mattone su mattone
Una casa che sta aggiungendo piani per diventare un grattacielo. Che però ha bisogno dei migliori architetti per far sì che un po’ di vento contrario non la faccia crollare. Perché la gente biancorossa merita solo il meglio, nel suo destino. E vedere la coppia Orrigoni-Milanese a bordo campo aggiunge un mattoncino in più. Si parlava ieri allo stadio di un nuovo grande doppio sponsor nel futuro (come è già stato nel passato) della società.
E chi l’ha detto che non si possano costruire due piani in una sola volta? Anche qui ci vorrebbero solo gli architetti giusti. Quelli per cui il Varese potrebbe trovarsi a scavalcare la D per affrontare direttamente la Lega Pro.
«Di questo non si è parlato – dichiara Enzo Rosa – Dobbiamo pensare alla Serie D, ora. Quello che posso dire è che molti imprenditori si sono avvicinati al Varese. Questa società piace, perché è seria e perché lavora duro. Quando è ripartito tutto quest’estate nessuno ci credeva, invece oggi siamo qui. Siamo tanti e diventeremo sempre di più».













