Il vaccino? Il medico non lo fa più E a Varese i dottori si infuriano

Il vaccino? Il medico non lo fa più
E a Varese i dottori si infuriano

«Escludere i medici di famiglia semplicemente non ha senso, perché rischia seriamente di vanificare l’intera campagna vaccinale contro l’influenza. Non è certo questa la nuova sanità lombarda promessa in campagna elettorale».

Parola di, portavoce varesino del sindacato Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), già sceso sul piede di guerra per la nuova proposta di tagli avanzata dal Pirellone.

Tagli sì, perché anche se si tratta di salute il discorso è essenzialmente economico. Per legge il vaccino antinfluenzale viene proposto a titolo gratuito a tutti gli anziani con più di 65 anni di età e ai malati cronici come diabetici, cardiopatici o con patologie polmonari. La vaccinazione sinora poteva essere somministrata in una qualsiasi delle sedi territoriali dell’Asl oppure dal proprio medico di famiglia, che per ogni vaccinazione eseguita riceve un compenso.

A partire dal 2010 è infatti entrato in vigore il così detto sistema del ”vaccino a cottimo”. In pratica a ogni vaccinazione corrisponde un pagamento la cui quota cresce con l’aumentare del numero dei vaccinati: ogni vaccino viene retribuito con circa sei euro fino al raggiungimento della metà degli assistiti sopra i 65 anni.

Se il medico riesce a vaccinare più pazienti a rischio, allora ogni puntura vale di più, fino a un massimo di dieci euro per chi raggiunge il 70% dei suoi assistiti over 65.

In pratica si tratta di un meccanismo premiante, una sorta di premio di produzione, su cui ora Regione Lombardia vorrebbe risparmiare. Come? Estromettendo i medici di medicina generale dalla prossima campagna vaccinale contro l’influenza, che diventerebbe di competenza delle Asl. La proposta sarebbe stata avanzata nei giorni scorsi ai dirigenti provinciali delle Asl convocati per un vertice al Pirellone, e ha subito sollevato la protesta dei camici bianchi, anche a Varese.

«La questione è semplice – commenta Ponti – i dati confermano che, quando le campagne di vaccinazione sono effettuate da medici di famiglia e pediatri, l’adesione dei cittadini è nettamente superiore. E la campagna funziona se si raggiunge un certo livello di copertura nella popolazione. Altrimenti non è servita a nulla».

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