VARESE Niente allarme sanitario sul pellet radioattivo della ditta varesina Emmelle. L’Asl di Varese lo ha chiarito rispondendo a un’interrogazione scritta inviata al direttore generale Pierluigi Zeli il 21 giugno scorso da Arturo Bortoluzzi, presidente dell’associazione onlus Amici della Terra, e precisandone le ragioni nel dettaglio. L’annuncio di Cesio 137 trovato nella cenere del pellet aveva suscitato un certo clamore a livello nazionale e provocato un sovraccarico di chiamate al centralino dei vigili del fuoco di Varese, non a caso, visto che il sequestro riguardava i sacchi marcati Natur Kraft distribuiti in tutta Italia dall’azienda varesina. La contaminazione però si limitava a questa ditta, l’unica a importare la marca sotto accusa, e in ogni caso solo alla partita da 10 mila tonnellate di Naturkraft Premium giunta dalla Lituania nell’autunno 2008.«I pellet inerti – rispondono dalla direzione sanitaria – hanno una concentrazione di cesio 137 di circa 1/3 di Bq/g, quindi la dose esterna di irraggiamento si pone al di sotto dei 10 microSievert, un valore considerato di non rilevanza radiologica». Passando alla questione spinosa, quello dei fumi radioattivi e della cenere generati dalla combustione, l’Asl precisa che “una stima oltremodo cautelativa sulla dose di inalazione risulterebbe inferiore a 100 microSievert che è
ancora un valore di scarso rilievo sanitario. L’ingestione diretta della cenere è poco ipotizzabile, così come la contaminazione interna a mezzo di ferite” Sono soltanto i primi dati arrivati sulla concentrazione di cesio nella cenere ad aver ottenuto valori di qualche decina di Berquel, ed è questo che impedisce la dispersione nell’ambiente e obbliga invece a smaltirli con procedure diverse dai normali rifiuti. Il valore massimo consentito per il normale smaltimento infatti è di un solo Berquel, ma su questo vincolo proprio i vigili del fuoco varesini hanno dato la massima disponibilità ad intervenire qualora si rendesse necessario. Chiarita infine anche una delle principali incognite, la contaminazione indiretta: la cenere viene spesso utilizzata come concime, per i fiori o per l’orto, con gli scarti che se dati agli animali da cortile potrebbero far passare il cesio attraverso la catena alimentare. «I calcoli che sono stati fatti per le ceneri disperse negli orti – sottolinea l’Asl – dai primi rilievi dei vigili del fuoco evidenziano ancora un’esposizione esterna trascurabile, dell’ordine di una decina di microSievert nella peggiore delle ipotesi». Cautela d’obbligo invece nel mettere mani alla cenere rimasta nelle stufe: il residuo di cesio dipende da diversi fattori ed è tutta da verificare.
s.bartolini
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