Se perfino un ragazzo come Fiamozzi…

Dopo la bufera sul calcio scommesse: l’arresto ai vertici del Catania, i sospetti sullo strano 0-3 a Masnago, ecco che spunta tra gli indagati il nome di un calciatore biancorosso

Adesso vogliamo proprio vedere. Adesso la smettiamo di giustificare agli altri e a noi stessi, la piantiamo col gioco più bello del mondo (anche se lo è), coi colori della passione, col calcio è di chi lo ama. Come si fa ad amare una robaccia del genere?
Non si tratta di attirare investitori o di chiedere l’impegno delle istituzioni. Si tratta di convincere chi, come noi, ha passato migliaia di pomeriggi all’oratorio con indosso la maglietta (in flanella, ovvio) dell’Inter credendo di essere Spillo Altobelli. Cambiate i colori e metteteci Platini o Baresi e il risultato è lo stesso.

Finché le partite taroccate, il crac finanziario, le messe in mora, le cordate di imprenditori, i piani di risanamento, le iscrizioni a rischio, i mancati contributi, la rateizzazione Irpef, le penalizzazioni, i calendari a quando non si sa… Finché tutta questa brodaglia riguarda gli altri, puoi far ancora finta che la palla sia rotonda. Si può perfino provare a parlare di calcio, al bar o coi colleghi. Poi succede che questa tempesta ti scoppi in città, in casa tua, di fronte ai tuoi occhi.
Per quanto ci riguarda, siamo al capolinea. E non basteranno la prossima vittoria e il prossimo botto di mercato. Questa volta no. Se uno come Ricky Fiamozzi, un ragazzo di 22 anni, si becca un avviso di garanzia perché indiziato di essere implicato, diteci voi cos’altro ci può essere di più avvilente.

È possibile che taroccatori di partite e sedicenti dirigenti vadano a tentare di corrompere un ragazzo di 22 anni? Purtroppo sì. Purtroppo, la vicenda è il portato naturale di un ambiente in cui tutti pensano di essere qualcun altro, qualcuno di più importante, di più al di sopra delle regole. È un ambiente di conti non pagati al ristorante, di lei non sa chi sono io, di dirigenti che giocano a fare i direttori generali e gli

amministratori delegati, di direttori sportivi laccati e profumati di sartoria, di ex calciatori che si riciclano, di procuratori che tengono sotto scacco interi club, di tatuaggi, di scarpe fluorescenti, di inutili rabone, di tripli doppi passi, di riga da parte e gel prima della partita, di pelle sempre abbronzata, di allenatori egoisti e spietati, di un circo di ragazze carine e malvestite, di cattivo gusto, di turpiloquio, di rosicate e gufate, di genitori imbizzarriti alle partite dei figli.

Questa è la rabbia di chi ripensa all’oratorio, alla radiolina e alle emozioni – belle o brutte – che avevano il pregio di essere pure. È anche la rabbia di chi si chiede quanto di tutto ciò sia imputabile a tifosi e addetti ai lavori, che hanno idolatrato, hanno finto di non vedere o di vedere male o hanno preferito non guardare del tutto.
In queste ore, l’unico rifugio possibile è l’ironia, perché se no c’è da piangere. Vi consigliamo Calciatoribrutti.com, dove si sbeffeggia tutto questo mondo, si inscena l’improbabile Falafel Cup e si sfottono le fidanzate e le stravaganze di questi tronisti in pantaloncini. Che, ricordiamolo, tirano calci ad un pallone.
Unica avvertenza: non prendetevela, è un gioco. Il più bello? Il bimbo con la maglietta di Altobelli, beato lui, non ha dubbi.