Abodi sul caso Rea: «Il Varese si è dimenticato le scuse»

«Pensavo che la vicenda si fosse chiusa con le dovute scuse ma non è così»: così ieri pomeriggio Andrea Abodi, presidente della Lega di serie B. Scuse poi arrivate in serata, come è possibile leggere nell’articolo a fondo pagina.

In questi primi cinque mesi alla guida del Varese, Nicola Laurenza ha speso fiumi di belle parole per far conoscere a tutti il suo progetto e le idee ambiziose per garantire al club un futuro sereno. Il patron biancorosso si è dilungato anche nel raccontare come intende cambiare il mondo del calcio, partendo dai valori che devono essere trasmessi ai giovani.

Bei propositi conditi dai fatti: come portare al Franco Ossola 2.518 bambini degli oratori e delle scuole calcio della provincia che, venerdì, hanno potuto assistere gratuitamente alla partita con la Juve Stabia.

Peccato, però, che Angelo Rea, travolto dal trasporto emozionale della gara, abbia risposto ai tifosi che lo contestavano dalla tribuna. Sfoderando quell’atteggiamento ben poco esemplare per i tanti ragazzi presenti allo stadio che ha convinto la Provincia di Varese a dargli un quattro in pagella.

Il voto ha fatto andare su tutte le furie il giocatore che ha mandato messaggi minatori al “severo” giornalista con questi messaggi inviati sul cellulare: «Vieni allo stadio e fatti vedere, altrimenti ti vengo a prendere in Provincia!! Poi è peggio per te. Ti levo la voglia di fare il perbenista». Reazione istintiva, ha detto ieri sera il giocatore scusandosi con il nostro Andrea Confalonieri.

Pace fatta, insomma, anche se in ritardo. Per il bene del Varese l’episodio è ora dimenticato. E serva come esperienza futura anche alla società e soprattutto al presidente Laurenza che ha come chiodo fisso l’idea di cambiare davvero il calcio.

E il calcio si cambia anche stando vicino a un giocatore che, come tutti, può sbagliare. Bastava un semplice «scusa», ben diverso dal maldestro comunicato divulgato ieri in mattinata utile solo a dare un colpo al cerchio e uno alla botte, senza quella parolina che da sola avrebbe chiuso il caso.

Questo il testo: «Pur nel condannare l’episodio e prendere i dovuti provvedimenti nei confronti del giocatore, la società intende chiudere definitivamente la questione tramite il proprio tesserato Angelo Rea». Seguono le parole del giocatore: «Ammetto di aver mandato i messaggi al giornalista, ma non lo conosco personalmente e la mia intenzione era quella di avere un chiarimento diretto proprio con lui. Il tono non era certo amichevole, ma da lì a farle passare come minacce… Il giornalista, nonostante la mia disponibilità nel chiarire l’episodio con un incontro, ha preferito scrivere tutto. Ho voluto passare anche sopra a questo e mi sono presentato nella sede del giornale proprio per metterci una pietra sopra e avere un colloquio franco faccia a faccia, ma mi è stato negato l’incontro. Per me l’episodio è chiuso qui e non intendo tornarci sopra».

Il comunicato è arrivato nella mani del presidente Abodi, persona sta già lavorando sodo da anni per cambiare il calcio, trasmettendogli alti valori morali. Letto il testo, il presidente ha telefonato al giornalista minacciato da Rea per manifestargli solidarietà e appoggio: «Pensavo che la vicenda si fosse chiusa con le dovute scuse ma non è così». E ancora: «Il messaggio del Varese è equivoco e non fa trasparire l’unica cosa che avrebbe dovuto comunicare: il senso del rispetto. Questa parola è stampata sulle maglie e non è uno slogan o una operazione di marketing, ma un principio a cui ispirarsi, che implica assunzione di responsabilità. Da tutte le parti: da chi ha la responsabilità di raccontare il campionato sui giornali, a chi ce l’ha perché è l’interprete delle partite».

Oltre al sostantivo rispetto ne mancava un altra secondo Abodi: «L’episodio non può chiudersi con un comunicato a distanza, che non contiene neppure la parola scusa, l’unica che serviva e che andava scritta nel comunicato. Il Varese ha sempre manifestato attenzioni verso i valori del rispetto e della responsabilità e sono sicuro che la società lo farà ancora. Se c’è stato un equivoco bisogna sapersi affrontare civilmente, guardandosi negli occhi con rispetto. Riterrò chiusa questa faccenda solo quando giornalista e giocatore si ritroveranno per stringersi la mano».

Invito secco, secchissimo, subito raccolto: ieri sera Angelo Rea e il presidente Nicola Laurenza si sono presentati in redazione.

Da parte nostra scuse accettate e una richiesta: la vittoria sabato a Bari.

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