L’etichetta di origine dà ossigeno in stalla. «I cittadini devono sapere cosa bevono»

La vittoria del latte - Soddisfatto della svolta del governo Paolo Zanotti, dell’azienda agricola Il Ronco: «Influirà anche sui prezzi»

L’obbligatorietà dell’etichettatura d’origine per il latte e per i suoi derivati, annunciata nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, viene salutata con grande entusiasmo anche dagli allevatori agricoli della provincia di Varese. Il via libera all’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del latte e dei derivati come formaggi e yogurt oltre a far bene all’economia agricola italiana e del nostro territorio, rappresenta un passo in avanti anche i consumatori che potranno scegliere consapevolmente il prodotto che acquistano. «È una buona notizia sia per noi allevatori che per i consumatori» commenta Paolo Zanotti dell’azienda agricola Il Ronco di Casciago. Una tipica impresa a gestione familiare situata ai piedi del Sacro Monte, dove la tradizione e la qualità dei prodotti la fanno da sempre da padrone. «Il lavoro degli allevatori è riconosciuto ma non è remunerato correttamente – prosegue Zanotti – è giusto che il consumatore sappia da dove arrivano i prodotti, affinché possa scegliere consapevolmente ciò che porta sulla sua tavola». Ormai siamo al paradosso, che due formaggi su tre venduti in Italia non siano prodotti nel nostro Paese; a questo, si aggiunge una crisi che ancora purtroppo non è finita che si è abbattuta anche sugli allevatori della provincia di Varese. «Abbiamo la fiducia dei consumatori ma siamo ancora in una fase di crisi gravissima – spiega l’imprenditore agricolo casciaghese – Il latte italiano purtroppo non è valorizzato; le multinazionali lo comprano dove costa meno, la grande distribuzione lo vende sugli scaffali allo stesso prezzo ma a noi allevatori viene pagato

ormai al minimo storico, tra i 31 e i 32 centesimi al litro». Cifre che già da sole indicano le difficoltà in cui si sta dibattendo il settore, anche sul nostro territorio. «L’auspicio di noi allevatori è che questo decreto possa influire anche sulla questione del prezzo, premiando la qualità del latte italiano, che subisce la concorrenza sleale di quello provenienti dall’Est Europa, che viene spacciato per italiano e dove produrlo costa molto meno che da noi» osserva Zanotti. Sicuri che l’Unione Europea non faccia qualche scherzo all’Italia come successo in passato? «Credo proprio di no – risponde l’allevatore varesino – anche la Francia ha adottato un decreto simile e la Ue lo ha accettato; del resto la Ue deve fare leggi a favore di noi cittadini europei e non contrarie». Anche Coldiretti Varese esulta per l’emanazione del decreto. «E’ un risultato storico anche per la nostra provincia e per i nostri allevatori – commentano Fernando Fiori e Raffaello Betti, presidente e direttore di Coldiretti Varese – ma soprattutto è una vittoria di trasparenza, di diritti dei consumatori a conoscere cosa si porta in tavola». Il decreto aiuterà a sconfiggere il falso made in Italy? «Con l’etichettatura di origine si dice finalmente basta all’inganno del falso made in Italy – dichiarano Fiori e Betti – tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro, venduti in Italia, sono stranieri, mentre la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate all’estero, ma nessuno lo sa perché finora non era obbligatorio riportarlo in etichetta».