Laura, quale dono averti avuta tra noi

L’editoriale di Erica D’Adda senatrice Pd, presidente dell’associazione Laura Prati

Martedì 2 luglio 2013, in Senato. Non ricordo chi mi chiamò per primo, ricordo le telefonate dal territorio a raffica: «Hanno sparato a Laura… a Laura e al vice Costantino». «Come stanno? Laura? Costantino?». Chiedevo con l’ansia e l’agitazione che montavano, gli occhi che guardavano tutto e non vedevano nulla. Poi intervengo in aula, racconto fatti ora noti, dico chi sei, sottolineo la necessità di soffermarsi sull’accaduto, un’aggressione armata nella sede di un Comune nel momento di ricevimento dei cittadini: il sintomo che qualcosa di serio sta avvenendo, qualcosa che rompe la solidarietà che lega una comunità intera. L’aula applaude, la vicepresidente Lanzillotta a

nome di tutti esprime la solidarietà. So che sei a Gallarate, e Costantino a Varese. Sei stata colpita più volte, ma sento tuo marito Pino, dovresti farcela. Il sabato successivo sono da te in ospedale. Pino ha un sorriso appena sollevato, ti sto vicino un’oretta, ti aiuto a stenderti perché sei stanca, ti bacio una mano bianca e bella e poi ti saluto. L’ultimo saluto, l’ultimo abbraccio. Quel sabato di luglio non sapevo che cosa avremmo perso perdendo te, e che cosa ci avresti lasciato. La voragine di dolore della tua famiglia non è raccontabile. Lo strappo al cuore degli amici veri neppure.

Oggi sappiamo che una figura politica e amministrativa come la tua non emerge nello spazio di un mattino. Non è una meteora, non ha preso un treno in corsa e ha fatto fortuna. Oggi che tutto corre veloce, anche se sono passati solo 24 mesi, quasi ci si stupisce a pensare ai tuoi pochi anni, 49 sono pochi, così ricchi e densi.
Anni di formazione politica nel partito, di cui arrivi ad essere Presidente della direzione in quel PD che hai contribuito a fondare. Punto di riferimento per le donne da così tanto, ad ogni livello, che non si pensa a te se non si pensa anche alle tue battaglie in un mondo un po’ misogino, diciamocelo, anche quando deve accettare nuove regole.
Consigliere, assessore, vicesindaco, consigliere provinciale. Nel partito ti sei messa in gioco, con la tua calma determinazione, per rompere gli schemi. Ci siamo trovate anche per quello.
Nella tua Cardano hai raggiunto il ruolo più importante, prima cittadina. “La” Sindaca. È allora che succede qualcosa. Che sei un’ottima amministratrice, che sei una politica di rango nel tenere le diverse sensibilità, è incontrovertibile.
Sei anche altro: eticamente consapevole, competente, sicura nelle scelte. Così, di fronte ai timori, alla necessità di assumere decisioni che implicano l’inimicarsi figure losche, non hai remore.
Non vuoi morire, no. Non ci pensi neppure. Però, a qualche amministratore accade di trovare sulla propria strada una linea, una corda per terra. Passarla implica conseguenze. Aggirarla invece è sempre possibile, e tutto va come prima. Tu non potevi fare altro che quello che hai fatto: hai saltato la linea, hai passato la corda, hai fatto quello che si chiama “il tuo dovere”. Te ne sei andata lasciandoci un esempio da seguire.
Oggi, quando con l’Associazione che porta il tuo nome andiamo nelle scuole e parliamo di te a ragazze e ragazzi, parlando di te parliamo di legalità, di politica sana, di impegno per le donne, di integrazione per gli immigrati, di cultura come senso del vivere. E loro capiscono, perché sei persona, sei vera. Non sei un’esortazione, un bla-bla-bla degli adulti.
Ci siamo presi, alcuni tuoi amici, l’impegno di mantenere vivo il tuo ricordo, insieme alle associazioni di altri amministratori che come te volevano vivere per il proprio paese, e per poter vivere sono morti.
Sei un patrimonio, una ricchezza che non va dispersa. Guarderemo ai giovani, proporremo loro i contenuti e i valori che ti hanno guidata, con iniziative e borse di studio. Penseremo sempre a chi ha bisogno. Chiederemo a tutti di darci una mano.
Ci hai lasciati in un luglio torrido, ci aspetti in un futuro che ha un nome: Laura Prati. Amica mia, quale prezioso, inestimabile regalo averti avuta!