A Bobbiate piange anche il cielo Tre bare tra il rombo delle moto

Tanta, tantissima gente al funerale più lacerante che Bobbiate ricordi da molti anni a questa parte: la chiesa di San Grato strapiena, la folla assiepata sul sagrato dove gli altoparlanti diffondevano le fasi della cerimonia. Tutto il paese si è stretto attorno a mamma Licia Bottoglia, con gli amici di papà Fabrizio Colombo e dei piccoli Luca e Martino, i compagni di scuola, di

calcio e di motocross, il patron del Varese Laurenza, il sindaco di Besozzo Del Torchio e tante persone comuni con gli occhi gonfi. Un abbraccio nel quale Licia, straordinaria nella compostezza del suo dolore, ha vestito una volta di più i panni della donna forte che «guarda già oltre e testimonia una fede profonda», come ha detto don Mauro Barlassina in un’omelia senza retorica.

Tre bare: su quella bianca di Luca i modellini di moto e il suo casco; ai piedi di quella bianca di Martino, più piccola e disposta al centro, i disegni di scuola; su quella color legno di Fabrizio la bandiera del club di motocross, passione fatale di una vita condivisa coi figli. Fedeli ovunque ci stesse uno spillo, anche attorno all’altare. Una decina di sacerdoti a celebrare, provenienti da Varese e Besozzo, tra cui l’ex curato di Bobbiate don Fiorenzo Mina, attonito tra i suoi vecchi parrocchiani.

Don Mauro, responsabile della comunità pastorale che comprende Bobbiate e ha come capofila Masnago, ha cercato di rispondere allo straziante «perché?» che fa da sfondo a questa terribile vicenda. «Nel cuore di tanti di noi – ha detto – c’è un senso di rabbia e ribellione per fatti che non sono umanamente comprensibili: perché una famiglia così bella e vitale deve subire una tragedia del genere? È il momento di tacere, di lasciare spazio a modalità diverse di risposta».

Per esempio, le scritture. Partendo dalla prima lettura di Giobbe, colui che tutto sopportò senza mai dubitare di Dio: «Lasciamo che Cristo crocifisso aleggi tra noi smarriti, e ci dia le indicazioni che cerchiamo. In questi giorni ho visto in te, Licia, i segni dell’affidamento al Signore, di un amore attivo che si fa testimonianza verso tutti quelli che ti sono venuti incontro, senza cercare soluzioni facili». Come Maria ai piedi della croce, che nel vangelo di Giovanni diventa madre dell’umanità, «dando al dramma del Golgota un senso diverso e nuovo, di speranza».

Hanno letto messaggi affettuosi i compagni di scuola e di giochi di Luca («Ci manchi, la classe non è più la stessa»), gli amici del motocross di Fabrizio («Ti sei sempre preoccupato della nostra sicurezza»). Poi il rombo delle moto da cross ha salutato l’ultima corsa degli uomini di casa Colombo, che stavolta hanno saltato troppo in alto per tornare.

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