Salvare La Quiete? «Si può. Si deve», storico chirurgo varesino che della clinica a rischio chiusura ha scritto un pezzo importante della storia più felice chiama in causa la Regione Lombardia. «Roberto Maroni è varesino giusto? Che l’ente che governa si faccia garante della situazione. È la sola soluzione. Le Province non contano praticamente più nulla e oggi non vedo imprenditori a Varese che abbiano le disponibilità e la volontà di salvare quella che è il solo polo di cura privato rimasto sul territorio». Robbiani ricorda le stagioni d’oro de La Quiete al fianco del dottor Riva «facevo tre notti a settimana, e poi lavoravo tutto il giorno successivo. Tre domeniche al mese, e tutti i Natali. C’erano passione, dedizione e volontà». Oggi cosa è mancato alla clinica? «La serietà degli investitori – spiega Robbiani – oggi manca una testa pensante sul territorio, manca un amministratore delegato che sia presente, che sappia. Resta personale infermieristico eccellente, ma sul fronte medico il quadro è molto diverso». Eppure un futuro è possibile. «Certo – spiega Robbiani – un futuro c’è e se ben gestito potrebbe essere roseo. Certo non bisogna puntare più come un tempo sulla chirurgia o sull’ostetricia. Oggi i pazienti vogliono la Rianimazione anche soltanto per togliere l’appendicite. È necessario ripensare la clinica puntando sulla medicina generale e soprattutto sulla riabilitazione. La riabilitazione è fondamentale».
Con gli ospedali che per ragione di posti e di costi tendono a dimettere immediatamente «La Quiete potrebbe andare a colmare una lacuna importante, direi fondamentale per i pazienti che qui potrebbero completare il percorso di cura», spiega Robbiani. «La clinica è un’eccellenza, lo è stata quanto meno e potrebbe tornare ad esserlo – aggiunge il chirurgo – la mia storia con la clinica finì in maniera non ottimale ma io non serbo rancore. È stata la mia vita, è stato un progetto nel quale ho creduto sino in fondo e che sino a quando venne gestito in maniera ottimale è da considerarsi un progetto riuscito». Oggi le difficoltà della clinica sono note. «Sono ovviamente solidale con i colleghi, con i lavoratori che da mesi, a quanto so, non percepiscono lo stipendio – conclude Robbiani – sono oltre modo convinto che se Regione Lombardia intervenisse, ed è solo questo l’ente in grado di fare la differenza, la clinica si salverebbe. E con un adeguato piano di rilancio, ribadisco che punti su riabilitazione e medicina generale, potrebbe tornare al vecchio successo. Varese non merita anche questo. Varese non merita di perdere anche questa struttura. La cui testa però deve essere a Varese, non è pensabile che chi gestisce stia a Roma, Frosinone o Trento. La Quiete è una realtà del territorio che il territorio deve poter gestire».













