Impresentabili. Retrocessi nell’anima. Senza sangue. E infatti l’anima ce la mette la piazza, e ne mette talmente tanta da far scorrere il sangue di Gautieri, poi la società completa l’opera aggiungendo quello del direttore sportivo Milanese. Una mossa, questa, sconvolgente perché tira una riga su tre stagioni del Varese in serie B e, per l’enormità che rappresenta, non meritava di essere racchiusa in un comunicato di 25 parole emesso alle 21.15: un uomo, chiunque egli sia e qualunque sbaglio
possa aver commesso, vale molto di più. Ogni decisione di chi mette i soldi è legittima ma c’è modo e modo di prenderla e comunicarla perché (1) Milanese non è paragonabile a un giocatore o a un allenatore ma è un pezzo del Varese, perché (2) la tempistica suona come un’umiliazione e perché (3) se non andava più bene come faceva il mercato c’erano modi e tempi migliori – ci risiamo – per dirglielo.
Capitolo Gautieri. La vita è una trottola che gira, e gira talmente tanto da essere tornata al punto d’inizio: Sottili. Il finale già scritto, eccolo qui: l’allenatore che non doveva essere esonerato a Lanciano si reinsedia a furor di popolo ma non di società, spaccata tra la soluzione interna – Ganz – o quasi (Bettinelli) e la scelta in fondo più giusta perché ridà una chance a colui che non aveva potuto giocarsela fino in fondo.
L’ultima parola l’ha detta Laurenza, scavalcando tutti e tutto e ascoltando soltanto il suo istinto, il suo cuore. Giusta? Sbagliata? Così fanno i presidenti, assumendosi in pieno il rischio di ciò che fanno.
La piazza ha abbattuto quella panchina che pensava occupata da un despota di varesinità e gioventù (Forte, Fiamozzi), da un tagliatore di bandiere (Neto), da un manipolatore di moduli e passato (ah, l’amato 4-4-2). Quando un signore si è arrampicato sull’ultimo gradone dei distinti staccando, uno per uno, tre drappi bianchi e rossi, ha dato il segnale: fuori tutti, non esiste più lo spirito del Varese.
I peccati di Gautieri, se ha peccato, sono questi: l’avere sottovalutato il sentimento d’ingiustizia provocato dall’esonero di Sottili, che da seme è diventato foresta. Ed essere sempre se stesso, l’integralista, da quando schierò a Parma la squadra B davanti a 400 poveri diavoli varesini, a ieri con quel Forte spedito in tribuna. Ma il calcio a Varese è piccolo e umile, vive in Forte e in quelli come lui, o muore.
L’allenatore se ne va, ma i problemi che gli vengono imputati restano: la varesinità, i giovani e le bandiere deve coltivarli e difenderli, a monte, la società e non Gautieri. Che ha fatto se stesso fino in fondo, senza recitare mai la parte d’altri né tradendo il suo credo, il suo calcio, la sua retta via. Forse pensava di essere capitato nella svizzera e tranquilla Varese. Grave errore: questa è la squadretta di gente che soffre, soffia, suda e s’ammazza di fatica e sacrifici. Siamo l’anima povera e contadina, noi cuori biancorossi, di una città ricca e borghese. Pane duro, schiaffi in faccia, brutti più che buoni: tu invece buono lo eri fin troppo, caro Carmine. Quella di Milanese, invece, è tutta un’altra storia.
Varese
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