«Litighiamo meno sui social network e studiamo di più». È uno dei “comandamenti” lanciati dal neo-segretario lombardo del Pd Alessandro Alfieri dal palco della prima assemblea regionale dopo il congresso di febbraio.
Se ne compiace , da sempre “allergico” a Facebook e Twitter: «L’ho sempre detto, che il “mi piace” o l’hashtag non bastano ad approfondire i problemi».
È una delle nuove linee del Partito Democratico della Lombardia, dettata ieri nel suo discorso dal varesino , renziano della prima ora che con l’accordo della minoranza “cuperliana” è diventato il numero uno del partito: «Meno social network dove spesso litighiamo tra di noi, e più studio».
Affermazione che, pur essendo forse meno rilevante rispetto agli impegni su «lavoro, welfare, questione generazionale, riforma della sanità e consumo di suolo» che sono i pilastri del percorso verso il 2018 tracciato da Alfieri oppure alla sfida al governatore su Expo («non diventi occasione di propaganda elettorale»), non passa inosservata.
Sì, perché è almeno da mesi, se non anni – il clou fu in occasione delle elezioni presidenziali con la rivolta in rete contro la candidatura di – che Facebook e Twitter diventano un’occasione di litigio e insulto quotidiano tra gli stessi militanti del Pd, più ancora che strumento per far passare il “verbo democratico” contro lo schieramento opposto.
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