«Leppek viveva al gelo e senza doccia Vita di stenti che è un po’ come l’ippica»

«Leppek viveva al gelo e senza doccia
Vita di stenti che è un po’ come l’ippica»

«Borghi dovrebbe avere il coraggio di dire che l’ippica a Varese è morta, perché ci serve chiarezza. Nell’incertezza non possiamo andare avanti, se non a duro prezzo». Così l’allenatore commenta le ultime vicissitudini che hanno coinvolto l’ippodromo delle Bettole e la piega che sta prendendo la questione, che secondo lui, «mette seriamente a rischio la stagione estiva delle corse».

È Grizzetti ad accompagnarci a Caravate, nel centro ippico di Castelverde, là dove ha vissuto per sei mesi , l’uomo che si è autoaccusato di aver dato fuoco gli uffici delle Bettole.

«La stanza di quell’uomo era un box per cavalli, senza riscaldamento, senza una doccia, sono stato io a portare il suo caso all’attenzione della Varesina, perché temevo morisse di stenti – racconta Grizzetti – Mi sento anche io come Leppek quando immagino come possa essere trasferirmi con i miei cavalli a Castelverde. Perché lì io non troverei nulla di più di quello che ha trovato lui. Prendo le distanze dall’incendio, ma penso che Leppek rappresenti la condizione dell’ippica di Varese. Noi allenatori siamo tutti un po’ Leppek».

Entrare nel vecchio centro ippico di Castelverde è come fare un viaggio in un passato mitico, di cui oggi però resta ben poco.

Qualche pezzo di mobile di allora, qualche capezza rovinata dal tempo, una giostra per far girare i cavalli che cade a pezzi, un silos sporco.

Poco lontano alle vecchie scuderie, sono stati costruiti nuovi box, in parte già occupati (ne rimangono liberi circa venti). Il grande maneggio coperto in questo momento non ha il tetto, perché era di eternit e il proprietario del centro di Castelverde (l’imprenditore ) ha incaricato una ditta di bonificarlo.

Ma , il patron della Varesina, è ottimista: «C’è stato qualche ritardo a Castelverde, è vero. Ma con la proprietà abbiamo preso un impegno ben preciso, quindi i lavori saranno presto fatti. Le piste ci sono, si possono modificare e lavorare come tutte le piste del mondo».

« Gli stalli non mancano (sono 160 nella parte vecchia, ma tutti da restaurare, ndr). Il vero problema è che la Varesina ha crediti da prendere e i soldi non arrivano».

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