Sei dipendenti della Lindt hanno adottato una famiglia di due persone, che adesso è già diventata di quattro. Tutto è partito da che è un volontario del banco alimentare “Non Solo Pane”. È stato lui a “spingere” i colleghi a metter su famiglia, senza trovare grosse resistenze, anzi.
«Siamo sei colleghi molto uniti, con i quali in questi anni l’amicizia si è consolidata – spiega Aletti – Molti di noi frequentano il banco alimentare. Lì ci troviamo a preparare i pacchi. Quando è arrivato il progetto “adotta una famiglia” abbiamo subito risposto “noi ci siamo”».
Il gruppo si tassa con dieci euro al mese a persona, l’equivalente di una pizza. Poi, a turno, uno dei sei fa la spesa, seguendo la lista che viene consegnata dal banco. Se i soldi non bastano, si devolve qualche spicciolo in più.
Allo stesso modo, capita che i dipendenti spontaneamente mettano qualche euro extra per comprare qualche sfizio alimentare. Successivamente la spesa viene portata al banco.
Non saranno i dipendenti a consegnarla alla famiglia; il compito è di un referente esterno incaricato di tenere i rapporti con i più bisognosi.
«Negli anni capita di entrare in contatto con le famiglie “adottate”, ma non è la conoscenza diretta l’obiettivo del progetto – dice Aletti – A noi piace fare del bene, perché questo ci fa sentire bene a nostra volta. Da parte della famiglia presa in carico riceviamo, per interposta persona, dei ringraziamenti. Sappiamo quanto serva il nostro aiuto e questo ci basta, anche senza stringerci la mano di persona». L’amicizia tra i dipendenti della fabbrica si è rafforzata nel 2005, quando è morto Fabio, il figlio di Attilio, il ragazzino che ancora oggi viene ricordato con il memorial di Biumo. «La scomparsa di mio figlio ha portato noi dipendenti a stringere il nostro legame. La voglia di adottare una famiglia è venuta di conseguenza» racconta Aletti.
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