In via Albani tra rabbia e paura «Dovremo andare in Svizzera?»

In via Albani tra rabbia e paura
«Dovremo andare in Svizzera?»

Paura e rabbia. Gli utenti temono che il palaghiaccio chiuda, lasciando un vuoto enorme nella città e nel cuore dei varesini. E poi c’è la rabbia di aver assistito al degrado di una struttura, sulla quale non ci sono mai stati investimenti. Nel futuro? «Chi potrà andrà in Svizzera».

«Sono almeno sei anni che continuano a ripetere che l’intenzione è quella di mettere la struttura a posto – afferma , nonna di una promettente pattinatrice – Seguo mia nipote nelle gare e ho visto che belle strutture ci sono a Trento, ad Aosta e a Chiavenna».

«C’è da vergognarsi del palaghiaccio che abbiamo qui a Varese, con il tetto che si incurva sotto la neve, i vetri che circondano la pista rotti, gli spogliatoi fatiscenti e una sala bar da rimettere a posto completamente. Manca persino la luce. Al Comune non è mai interessato nulla di questo palaghiaccio. Poi ci dicono che vogliono rifare lo stabile e metterci anche una Spa. Ma ai bambini la Spa non interessa, loro vogliono solo pattinare».

«Io direi a Renzi, già che viene a Varese, di farsi un giro anche qui: quando piove entra l’acqua, il ghiaccio si rompe e le ragazzine inciampano e cadono – continua – Il Comune ha lasciato nell’incuria un posto frequentato tutti i giorni da bambini, il che è intollerabile». «Le voci di chiusura del palaghiaccio stanno distruggendo i sogni delle nostre bambine, che il Comune si impegni a mantenere aperta la struttura – incalza – E poi questo posto è stato una casa nell’infanzia dei varesini. Per esempio, chi non ricorda lo scudetto dell’hockey dell’89-90? Oppure i sabati pomeriggio trascorsi girando in pista, nella speranza di “cuccare”? Chi è di Varese ha cominciato ad andare al palaghiaccio da bambino e poi ci ha portato i suoi figli. Chiudere sarebbe una tragedia».

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