Sfratto rinviato per la clinica La Quiete: fissata la nuova asta fallimentare. Il futuro della clinica si deciderà il prossimo 30 novembre davanti ai giudici del tribunale di Varese.
I lavoratori intanto stanno già ricevendo gli stipendi arretrati. L’ufficiale giudiziario ha accordato ancora tempo alla clinica.
Per la clinica La Quiete, il 30 novembre potrebbe essere il giorno alle verità. La clinica è infatti una delle 32 proprietà immobiliari ammessa all’asta fallimentare bandita davanti al giudice Miro Santangelo, presidente di sezione. Una vendita non all’incanto comprensiva dell’ampio parco che circonda la struttura di cura varesina, considerata un’eccellenza sanitaria in città. La base d’asta è di circa 13 milioni di
euro (il valore della proprietà immobiliare è stimato in circa 17 milioni di euro) con ribasso di un quarto: si parte quindi da circa 9 milioni di euro. Il 30 novembre potrebbe essere il giorno della verità anche per i circa 200 dipendenti del presidio sanitario che per quattro mesi non hanno ricevuto più lo stipendio e hanno nella più assoluta incertezza.
La storia della clinica è travagliata. Si tratta di un’eccellenza della sanità varesina. Dal 2009 la clinica versa in gravi difficoltà. Ed è stata inserita nel fallimento del gruppo Polita.
Fu poi acquistata dal gruppo di Frosinone Sant’Alessandro che versò 900 mila euro e poi non pagò i 9 milioni di euro rimasti. La clinica, dunque, è stata di nuovo messa all’asta.
Oggi ci sarebbero ben due acquirenti interessati all’acquisto della clinica. Due occasioni per La Quiete: Roberto Casinelli, imprenditore di Frosinone fuoriuscito dal Gruppo Sant’Alessandro (che gestiva la clinica), ci «ha messo la faccia», dicono i lavoratori, e non solo si è reso disponibile a pagare gli stipendi arretrati ai lavoratori, ma ha presentato un piano industriale per il rilancio della clinica al prefetto Giorgio Zanzi e al sindaco Davide Galimberti.
«Un segnale forte – spiega Davide Farano, rappresentante interno Cgil – che si voglia dare continuità all’attività della clinica. Nessun imprenditore si accollerebbe il 100% dei debiti se non avesse un piano preciso di rilancio dell’attività».
Poi c’è quell’interessamento da parte di una società di Verona, che opera sempre in ambito sanitario, considerato concreto dal curatore fallimentare Luisa Marzoli. La stessa Marzoli, in sede d’asta fallimentare, ha valutato il gruppo veneto «serio e solido».
E ai varesini si rivolgono direttamente i lavoratori: «Varese deve esserci e non deve lasciarci soli. La clinica è aperta, operativa e fornisce gli stessi servizi con la stessa qualità che ha sempre fornito. Fidatevi di noi come avete sempre fatto – dicono i lavoratori – se i pazienti inizieranno a fare altre scelte non avremo alcuna opportunità.
Noi perderemo il lavoro e Varese perderà un’eccellenza sanitaria».













