Per Varese questo è il peggior biglietto da visita che ci sia

Per Varese questo è il peggior biglietto da visita che ci sia

Siamo fieri d’avere un’autostrada di marchio storico. Fu la prima d’Italia, anno 1924. Ce la invidiò, poi copiandocela, il mondo. S’iniziava (o finiva, a seconda delle direzioni di marcia) dove s’inizia (finisce) oggi.

A Milano un ingresso funzionale (un’uscita comoda), a Varese lo stesso: nessuna differenza, nonostante la diversa nobiltà dei due municipi.

Oggi l’imbocco-sbocco milanese non rivela segni identitari: anonimo e banale. Idem quello di Varese. Ma con un’aggiunta d’incuria, sciatteria e malacustodia del bene pubblico che gli garantisce il primato nella graduatoria del degrado.

Sul manto stradale incombe da alcuni mesi un muretto semicrollato, mattoni a pezzi, ciuffi d’erbacce fra gl’interstizi, fanghiglia smottata e che seguita a smottare quando il meteo volge al peggio.

Il danno non è da poco, e minaccia, ingrossandosi, di costituire d’improvviso un pericoloso ostacolo alla circolazione del traffico, che come ognuno di noi sa è impetuosa. Non solo: estende i suoi nefasti effetti a una parte della via Goldoni, che corre parallela all’Autolaghi e nel tratto delimitato dal terrapieno dispone (anch’essa da alcuni mesi) d’una carreggiata ristretta, mitragliata di buche, insidiosa per i veicoli e attentatrice ai pedoni.

Di tutto questo, purtroppo ben visibile a chiunque entri a Varese o vi esca scegliendo la principale arteria cittadina, sembra non importare niente a nessuno, pur se a qualcuno dovrebbe. Cioè: se tocca al Comune intervenire, provveda. Se non gli tocca, intervenga su altri tenuti a provvedere.

Sembrerebbe una valutazione elementare, e perfino da stupidario cabarettistico nella sua disarmata modestia.

Invece no: è un giudizio irreale, fantasioso, acchiappanuvole. E purtroppo simbolico dell’anormalità di questo Paese incapace d’essere il luogo dove (1) si rispettano le leggi e i valori, le persone e le cose, le città e il loro decoro. Dove (2) si prevengono gli accidenti e si rimedia agli errori. Dove (3) ciascuno s’assume la responsabilità che gli spetta, e tanto più nel caso di rappresentanti d’una comunità cui è affidato il compito di tutelare i rappresentati.

La piccola e stanziale frana poco oltre largo Flaiano è la grande e sconsolata conferma del persistere d’un menefreghismo impermeabile a qualunque riflesso di coscienza civile: non è un’esagerazione, solo una constatazione.

I nostri lettori ce lo hanno già segnalato e noi continuiamo a farlo, perché la situazione non è cambiata di una virgola.

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