– Ristoratore strozzato e picchiato con una violenza inaudita decide finalmente di parlare: smantellata dai carabinieri l’intera banda di usurai legata tra l’altro alla ‘ndrangheta. La vittima – nascosta in provincia di Varese durante la cattura degli strozzini grazie a un imprenditore del territorio e all’associazione antiusura Sos Italia Libera presieduta daadesso è libera e può ricominciare a vivere. Bocedi spiega: «L’usura è presente anche a Varese e in provincia nonostante il basso numero di denunce. Parlate – è l’appello del presidente di Sos Italia Libera – Parlate e sarete liberi. Come in questo caso lo Stato e le istituzioni vincono sempre di fronte a fatti simili. L’omertà è la miglior linfa per un fenomeno sommerso e molto diffuso”.
I fatti. L’operazione che ha visto protagonisti i carabinieri della compagnia di Cantù con la collaborazione dei reparti militari e compagnie di Como, Milano Duomo, Rho e Seregno ha visto la cattura di, considerato il capo del sodalizio, e dei suoi quattro fedelissimi , , e. Sono accusati a vario titolo di usura, estorsione, lesioni personali e sequestro di persona. Gli arresti sono però avvenuti in due tempi: prima è stato fermato Saccomanno, poi i quattro complici. Nel lasso di tempo occorso ai militari per bloccare l’intera banda la vittima di un incubo durato da novembre 2014 a quattro giorni fa è rimasta nascosta in una villa in provincia di Varese. «Serviva un luogo sicuro dove sistemare il ristoratore e la sua famiglia – spiega Bocedi – Dopo l’arresto del capo i quattro complici avrebbero certamente cercato di vendicarsi. La vittima era in concreto pericolo».
Sos Italia Libera, che collabora con le forze di polizia, attraverso un imprenditore varesino vicino all’associazione ha trovato questo rifugio. Una sorta di protezione testimone: «È durata una settimana – spiega Bocedi – In quell’alloggio il ristoratore non doveva temere vendette. Parliamo di persone estremamente pericolose. Adesso è finita». Il ristoratore, che aveva la sua attività in provincia di Como, si era rivolto a Saccomanno chiedendo un prestito di 40mila euro. «Credeva fossero amici – spiega Bocedi – hanno rivelato presto la loro natura. Pretendevano la restituzione dell’intera cifra; la vittima pagava a rate. Ogni volta che c’era un ritardo il ristoratore doveva versare quattro mila euro in più». L’uomo si è ritrovato a versare non più 40mila euro, ma circa 70mila euro. «Il debito non si sarebbe mai estinto».
A luglio l’episodio più devastante: «La vittima fu sequestrata per ore nel suo ristorante con la moglie – spiega Bocedi – Lo picchiarono a sangue, rompendogli denti e setto nasale, gli amputarono quasi un braccio con una coltellata. Quando sveniva dal dolore lo facevano riprendere e ricominciavano. Uno dei picchiatori cercò di costringere la moglie a praticargli un rapporto orale davanti agli occhi del marito». Il ristoratore a quel punto parla.«Oggi è libero – conclude Bocedi – Ripartirà con una nuova attività nel Lazio. L’epilogo di questa e di decine di altre vicende simili dimostra come denunciare è la sola via per tornare liberi. L’omertà non aiuta. Le istituzioni fanno un lavoro straordinario e vincono. Noi siamo al fianco di chi parla gratuitamente. Non servono iscrizioni basta una telefonata in associazione».
Sos Italia Libera si costituirà parte civile nel processo: «Ci auguriamo che vista la gravità dei fatti non vi siano sconti di pena» conclude Bocedi. Che aggiunge: «E mi appello alle banche: smettetela di togliere credito a chi ha voglia di lavorare, così facendo si aiuta che pratica l’usura. L’imprenditore alle strette che si vede voltare le spalle dalle banche viene spinto verso queste persone».













