Trenta imprese che sanno volare: «Radici forti e voglia di innovare»

La fotografia - Il nuovo volume di Luciano Landoni è un viaggio nell’ottimismo

La “meglio industria” di Luciano Landoni: «Ho intervistato trenta imprenditori e manager di altrettante aziende del territorio, e ne sono uscito con una grande iniezione di fiducia e ottimismo». La ripresa dell’economia varesina? Provano a trascinarla le nostre «imprese calabrone, che non sanno di non poter volare, ma volano, ed eccellono nel mondo». Ha già venduto più di duemila copie “Radici profonde”, l’ultimo lavoro di Landoni, giornalista economico per il quotidiano web Informazioneonline.it e curatore per la Gmc Editore di Busto Arsizio della collana “I romanzi industriali”, già capo ufficio studi di una delle più importanti associazioni territoriali di Confindustria.

Nella controcopertina si rifà ad Aristotele, «le parole muovono, gli esempi trascinano», per introdurre le sue trenta interviste. Dall’«imprenditore rinascimentale» , “patron” della Btsr di Olgiate Olona, al «cavaliere Jedi della cucina italiana» , ristoratore di Sorrento che rappresenta una delle due “incursioni” fuori Lombardia che si concede l’autore. Dall’«università della plastica» della Merlett Tecnoplastic di Daverio ai «sarti industriali» della Isaf Bus Components di Mornago, fino alla «lampada di Aladino del tessile» ideata dalla Cibitex di Solbiate Olona con il progetto “easy coat dry” che digitalizza completamente il processo di stampa tessile. Interviste che mettono in risalto la straordinaria capacità di quelle che Luciano Landoni definisce «imprese calabrone. Realtà produttive che, nonostante tutto e tutti, proprio come il calabrone che secondo le leggi della fisica non potrebbe volare, riescono a volare». Un viaggio che fa emergere, sottolinea il giornalista e scrittore che vive a Castellanza, «imprese radicate sul territorio, e orgogliose di trovarsi qui. Consapevoli, dall’imprenditore che le guida a tutti i collaboratori, che radici rinnovate e rinforzate sono quel che serve per affrontare la competizione su mercati internazionali. Competitive per professionalità, ingegno, fantasia e un pizzico di follia». A Landoni una cosa in particolare ha lasciato stupito: «Tutti gli imprenditori, e non li ho imbeccati io, mi hanno parlato di collaboratori, non di dipendenti. Mi hanno descritto una squadra, dove o si vince o si perde tutti insieme». Così il quadro che ne esce al termine di questo viaggio in profondità nell’industria del nostro territorio è «di grande fiducia e ottimismo – ammette l’autore – mi sono sentito trascinato, da ogni visita in azienda ne uscivo orgoglioso di essere italiano, e lo dico senza un filo di retorica».Anche perché, come osserva il presidente dell’Unione Industriali Riccardo Comerio, in un passaggio citato nel libro, «il sistema Varese dimostra di aver tenuto in questi anni di crisi, facendo leva sui propri punti di forza. Non sono molti i territori che possono esprimere lo stesso numero di primati».

Sono quelle «eccellenze in singole nicchie produttive» che rendono il “made in Varese” «una delle colonne portanti del made in Italy». In settori magari meno d’appeal, come la meccanica, la chimica e la gomma, ma a cui dobbiamo la nostra ricchezza. Una straordinaria ricchezza imprenditoriale che andrebbe, secondo Landoni, «trasmessa ai giovani, per mostrare loro come il domani sia una sfida da approcciare con fiducia e non qualcosa di cui avere terrore». Quella fiducia, magari un po’ folle, che permette agli imprenditori di guardare avanti. «Lo spiegano in diversi modi – ammette l’autore – chi dice che facciamo bene delle cose belle e nessuno ce le può copiare e chi ammette che a lavorare bene o male si impiega lo stesso tempo, tanto vale fare le cose bene. Chi dice che, rispetto ai nostri competitor, siamo abituati ad un sistema che sembra sempre metterci i bastoni tra le ruote e quindi vediamo ogni ostacolo come uno stimolo, e chi ammette una tendenza all’adattamento un po’ darwinistica, pur sperando che non sia un’alibi per una classe politica che dovrebbe quantomeno non ostacolare le imprese».