BUSTO ARSIZIO Anche l’aumento delle giornate di squalifica affibbiato a Giovanni Cusatis entrerà nella galleria degli orrori di questa paradossale stagione. Non per responsabilità del tecnico tigrotto, ma per una serie di circostanze, coincidenze e congiunzioni più o meno volute che costringono la Pro Patria a correre controvento. Sì, perché al tecnico tigrotto la Corte di giustizia federale,
decidendo sul ricorso avanzato dalla stessa società biancoblù, ha aggiunto altre due giornate di stop alle tre che aveva già comminato il giudice sportivo lo scorso 20 dicembre. Incredibile e, al tempo stesso, scandaloso.Forse è il primo caso nella storia del calcio: un provvedimento già ingiusto preso su segnalazione della procura federale, viene aggravato in sede di ricorso.
I fatti. In occasione della gara al Martelli con il Mantova del 18 dicembre, il tecnico virgiliano dà in escandescenze ritenendo ingiuste alcune decisioni arbitrali. Si rivolge poi verso la tribuna manifestando platealmente la propria rabbia mentre Cusatis rimane immobile al suo posto in panchina mentre la Pro ottiene un rigore (sacrosanto) e la superiorità numerica per l’espulsione di un giocatore virgiliano. Uno scambio di persona fa sì che a essere squalificato sia poi lo stesso allenatore della Pro. Oltre al danno, la beffa: nel ricorso viene aggiunto anche il carico da novanta contro lo stesso Cusatis che non doveva nemmeno essere fermato. Il dispositivo della sentenza della prima sezione presieduta dal presidente Sandulli non specifica il motivo sentenziando solamente: «Le giornate di squalifiche devono essere complessivamente cinque».
Pare che l’aggravante sia stata la bestemmia reiterata, come esposto dal referto dall’osservatore della procura federale che era a Mantova. In sede dibattimentale la Pro Patria era rappresentata dall’avvocato Eduardo Chiacchio, che ora dice: «Esistevano dei precedenti con aggravio di pena proprio in considerazione dei linguaggi blasfemi».Vien da chiedersi allora perché si sia
proceduto al ricorso se si correva questo rischio: non era più opportuno consigliare alla Pro Patria di rinunciarvi, evitando il rischio di un appesantimento della pena? D’altro canto, il mancato ricorso avrebbe avvalorato il rapporto della procura federale presente a Mantova e sarebbe suonato come condanna per Cusatis anche da parte della società.
La sentenza della corte sembra avere la presunzione di essere esemplare e invece non esiste nulla di più ingiusto di un provvedimento sanzionatorio che non si appoggi sui fatti, ma sull’emotività.
In casa tigrotta nessuno parla anche se, ovviamente, mister Cusatis è arrabbiatissimo. Già avrebbe masticato amaro se il ricorso fosse stato respinto, figurarsi ora con gli altri due stop che lo vedranno nuovamente in panchina solamente il 12 febbraio quando la Pro giocherà a Borgo a Buggiano.
Oltre al disappunto, in casa biancoblù fanno pure gli scongiuri. Nel prossimo mese verrà discusso il ricorso al Tnas contro la Corte di giustizia federale per riavere i quattro punti di penalizzazione inflitti nello scorso ottobre. Visto l’andazzo qualcuno comincia a ipotizzare che la Pro corra il rischio, non solo di non riaverli, ma addirittura di vederne aggiunti altri. Ipotesi paradossale. È invece credibile che il Tnas non accolga il ricorso e rimanga il -13 in classifica. Ma questa Pro Patria è più forte dei mulini a vento romani.
Giovanni Toia
a.confalonieri
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