VARESE Duplicati, in meno di due mesi, i frontalieri rimasti senza lavoro. A dirlo è Paolo Lenna, Cgil. «Il dato da noi registrato ai primi di settembre, al rientro dalle ferie estive, era di 430 frontalieri disoccupati. La situazione è preoccupante». Sono arrivati, ormai, quota 705 i frontalieri disoccupati rivoltisi all’Inps e che percepiscono l’indennità di disoccupazione. Secondo Lenna le motivazioni di questa impennata sono due.«La prima causa è la crisi economica che ha raggiunto anche le industrie del Cantone – spiega – La seconda è legata al fatto che molte aziende italiane si sono trasferite in Svizzera a discapito delle aziende elvetiche».Quindi, non solo le nostre aziende lasciano Varese ma, diventando concorrenti dirette di quelle del Ticino, a rimetterci sono i nostri frontalieri che si ritrovano disoccupati perché il settore industriale svizzero inizia a trovarsi con l’acqua alla gola. Come risolvere il problema? I sindacati avevano puntato il tutto e per tutto sui 300 milioni di euro del fondo, costituito dalle trattenute salariali sul lavoro dei frontalieri, accantonati proprio per la loro disoccupazione. Ed è una legge italiana, la 147, a stabilire che quelle somme retrocesse dalla Svizzera siano vincolate al pagamento dell’indennità ai frontalieri. Secondo questa legge, gli assegni di disoccupazione (erogati per 12 mesi) dei frontalieri ammontano al 50% dell’ultimo salario percepito in Svizzera. Ma, l’Inps di Varese da due mesi ha
sospeso l’erogazione degli assegni perché sono in corso le attività di trasformazione della disoccupazione frontalieri in disoccupazione ordinaria.Questo perché la Svizzera, il primo aprile 2012, ha deciso di assorbire il sistema sociale europeo per quanto riguarda la disoccupazione. «A parte il fatto che gli ordinamenti abbracciati dalla Svizzera in materia sono relativi all’Europa e non all’Italia – continua Lenna – In Italia è ancora in vigore la legge 147. Per di più, esiste un piccolo “tesoretto”, frutto del lavoro dei frontalieri, di 300 milioni di euro adibito proprio a questo. La cosa che noi, Uil e Unia non riusciamo a spiegarci è il perché ci si ostini a voler trasformare la disoccupazione dei frontalieri in disoccupazione ordinaria». «In questo modo, i soldi utilizzati per pagare la loro disoccupazione non verranno attinti dai famosi 300 milioni di euro accantonati per questo negli anni, ma verranno presi dai contributi che versano gli italiani che lavorano in Italia – denunciano – Perché appesantire le tasche degli italiani non frontalieri, già in difficoltà a far quadrare i conti, quando questi soldi ci sono già e sono vincolati al pagamento di queste indennità? Questi 300 milioni di euro sono già in mano all’Inps, se non intendono usarli per lo scopo prefissato, dove finiranno?». Per discutere del problema, Cgil, Uil e Unia hanno chiesto, e stanno sollecitando. un incontro con il Ministero.
s.bartolini
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